Appunti di viaggio – Siviglia e l’opera

Siviglia, 16 settembre

Il balcone di Rosina a Siviglia

Cercare frammenti di opera per le strade di Siviglia è un gioco semplice anche per un melomane svogliato come me. Semplice e forse non particolarmente utile, dato che le opere che vado a scovare tra le case del centro sono state scritte a centinaia di chilometri da qui da autori che non avevano mai messo piede in città. Eppure, il gioco ha un suo interesse e dunque mi ci dedico durante le mie passeggiate senza meta, pur conscio della sua inutilità. E dunque individuo nella Real Fábrica de Tabacos, nella sua imponente struttura settecentesca a pochi metri dalla Cattedrale, il luogo in cui Carmen afferma la sua totale libertà dicendo Se non mi ami/io ti amo/Se ti amo/stai in guardia all’inizio dell’opera omonima. Sembra quasi di vedere la scena e sembra impossibile che Bizet abbia potuto scrivere qualcosa di così adeguato a questo luogo senza mai aver messo piede sul suolo spagnolo. Poco lontano, lungo le mura del Real Alcázar, in Calle Agua, si sentono ancora risuonare le note di Carmen: in questa strada, près des remparts de Séville, è la stessa Carmen, nel primo atto dell’opera, a situare l’osteria di Lillas Pastia in cui, nel secondo atto, avviene l’incontro con Escamillo. Questi entra, ha vinto la corrida di Granada e nell’aria Votre toast, je peux vous le rendre evoca l’atmosfera della Plaza de Toros, il cui spettacolo di sangue e morte ricorre anche nel finale dell’opera, quando Carmen viene accoltellata da Don José davanti all’arena proprio mentre Escamillo, all’interno, uccide il toro.

È una Spagna di passioni brutali, quella presentata da Bizet, di cui la corrida, simbolo di coraggio e morte, è la rappresentazione più immediata. Ma è anche una Spagna in cui Carmen emerge come donna capace di scegliere gli uomini secondo il suo piacere e di accettare stoicamente il proprio destino, dato che sa fin dal principio, avendolo letto nelle carte, che Don José la ucciderà. È in sostanza una Spagna che riflette più che altro quelle che erano le aspettative del pubblico francese, a metà tra la cartolina dalla Plaza de Toros e l’inquietudine per la sempre maggiore libertà delle donne nella società del tempo. È però una Spagna che mi trovo a inseguire nelle strade di Siviglia e che mi emoziona, quasi, quando credo di trovarla in Calle Agua o alla Real Fábrica de Tabacos. Lillas Pastia non ha mai avuto un locale in questi luoghi, ma immaginandolo posso esplorare il barrio de Santa Cruz, l’antico quartiere ebraico di Siviglia, e rimanere per qualche minuto ad ammirare le ceramiche di Plaza de Doña Elvira. Alla fine faccio rotta verso i Jardines de Murillo, in fondo a Calle Agua. Prima di entrare, sono attratto da un’iscrizione. Segnala che di fronte a me si trova il balcone di Rosina, dato che probabilmente l’immaginazione popolare ha situato nel palazzo di fronte a me le vicende raccontate nel Barbiere di Siviglia. Evidentemente, in questa città non si può sfuggire all’opera.

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