Coaguli. Orbetello e l’infanzia – Appunti di viaggio

Orbetello, 21 giugno 2022

L’antico mulino spagnolo nella laguna di Orbetello

Sulla laguna, la vita sembra sospendersi. Sembra di guardarla da fuori, immersi in uno scorrere dei giorni che non ha altro colore che il  bianco madreperlaceo dell’acqua alla sera, non ha altro suono che il richiamo degli aironi passando sulla diga al mattino, non dà altre sensazioni se non quella del vento che soffia ostinato ogni giorno tra le piante di fico. Il coagulo dei giorni passati, con i progetti fatti, le sofferenze, le paure, appare simile al vecchio mulino spagnolo isolato nella laguna: un elemento quasi surreale, fuori posto, una presenza che colpisce per la sua incongruità con il contesto e tuttavia che si percepisce essere appartenuta ad altri luoghi, ad altre storie in cui era invece perfettamente inserita. Gli stessi luoghi assumono un significato diverso: mesi fa, mi furono proposti come meta lavorativa e il trasferimento in queste terre era argomento che si inseriva tra le pieghe della mia quotidianità, dei miei progetti di vita, della rete di relazioni e di sicurezze costruita in anni a Firenze. Oggi in questo luogo il futuro e il passato sono distanti in un presente che parla di sensazioni immediate, di esplorazione, di scoperta. Si ritrova il sapore dei giorni d’infanzia, in cui tutto è nuovo e dunque non vi è ancora un significato predefinito da dare alle cose e ogni luogo può avere molteplici valenze, prima di cristallizzarsi in uno statico insieme di ricordi avvicinandosi all’età adulta. In questi giorni non mi progetto, non immagino un avvenire oltre la sera, svaniscono le ansie di un’esistenza in mutamento che si approssima al momento della scelta su ciò che vuole diventare. Tutto è qui, sulla ciclabile che porta alla Giannella, nello sguardo al mulino smarrito sulla laguna che mi ricorda certi scenari dei film di Miyazaki, nei racconti fatti alla sera o nelle intercapedini del giorno su ciò che ho vissuto in questo anno di chiusura di percorsi e a tratti di solitudine – e a raccontare tutto così, nel silenzio di un tramonto maremmano, anche il dolore dei giorni passati si attenua, i ricordi sembrano rasserenarsi e perdere la loro valenza affettiva, tutto sembra superato, pacificato, una valigia di esperienze che non appesantirà né questo né altri viaggi. Andrea Smorti riporta in diversi suoi libri i risultati di un suo studio che mostrava che raccontando esperienze affettivamente cariche si riduceva la sofferenza associata e aumentava la capacità di riconfigurarle in senso positivo. Forse, in questo frammento di infanzia maremmana, sta succedendo questo. In un luogo che non è mio e in cui mi sto immergendo nell’immediatezza di questo inizio di estate sto raccontando il nuovo inverno del mio scontento rendendolo un po’ più parte di un passato che non fa più male e meno di una quotidianità dolente.

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