Scissioni. Garibaldi in Maremma – Appunti di viaggio

Orbetello, 20 giugno 2022

Piazza Eroe dei due mondi a Orbetello

Il centro storico di Orbetello parla di Garibaldi e di Risorgimento e un po’ mi sorprende. Stretto ai due lati dalla laguna, il paese si schiaccia lungo le strade principali quasi proteggendole dall’incedere dell’acqua. Eppure, le piazze che si aprono non sembrano ricordarsi della diga poco distante, non sembrano appartenere a una città di mare, hanno la natura improvvisa e nascosta degli slarghi dei borghi medioevali, che si aprono nell’affastellarsi di case e strade, e solo la piazza del Duomo si estende fino alla laguna, riconoscendone la presenza. È nella piazza centrale che incontro Garibaldi, nella piazza Eroe dei due mondi in cui sul Palazzo del Podestà domina l’effigie del condottiero nizzardo. Lo vedo per la prima volta a metà pomeriggio – sono arrivato da poco, ho superato le mura per incontrare questa città lagunare così diversa dalla frammentata Venezia sparsa tra i canali, così compatta nelle sue strade fresche in cui le persone vanno e vengono entrando e uscendo dagli innumerevoli negozi e la laguna è solo un’altra cinta muraria, una fascia esterna da ammirare lungo la ciclabile panoramica che costeggia il centro storico, ma senza farla entrare nello schema geometrico di vie su cui si apre il mercato coperto. Lo vedo dopo essermi fermato a guardare sulla vetrina di un’agenzia immobiliare i costi degli appartamenti a Orbetello e aver individuato la pizzeria dove cenare e quando ne percepisco la presenza si fanno avanti confusi ricordi scolastici relativi alla spedizione dei Mille, che non riesco però a definire meglio.

Qualche ora più tardi, le esplorazioni bibliografiche mi informeranno che durante la spedizione dei Mille, dopo la partenza da Quarto Garibaldi si fermò a poca distanza da qui, a Talamone, per fare rifornimento e che in quell’occasione si consumò anche una scissione interna che fece sì che i membri più ferventemente repubblicani della spedizione chiedessero di essere lasciati a terra dai piroscafi in partenza alla volta della Sicilia perché irritati da un proclama troppo monarchico dell’Eroe dei Due Mondi. È una piccola storia che mi fa sorridere, se non altro perché la sera successiva la televisione porta notizie di nuove scissioni politiche, di nuovi dissapori e pensare alle scissioni garibaldine avvenute a pochi chilometri da qui mi riporta alla mente la lettura deterministica da molti data dell’Eterno ritorno di Nietzsche: le medesime situazioni sono destinate a tornare in modo costante. Alla sera esco dalla città, torno alla laguna. Il sole tramonta rapidamente tra gli aironi sulle rive della diga e quando si alza il vento i rumori del paese, la vita frettolosa delle strade, il concerto rock che infastidisce il titolare della pizzeria in cui vado a mangiare (“Suonano sempre la stessa roba, dovrebbero cambiare”) sembrano appartenere a un altro mondo. L’universo quieto della laguna sembra inglobare il paese e improvvisamente appare quasi minaccioso nel suo circondare le case da ogni lato, nell’assediare il centro abitato con i suoi fantasmi dalle voci di uccelli che gridano nella sera. Mi addormento presto e la notte faccio sogni inquietanti di cui al mattino non ricordo che qualche brandello di emozione.

Lascia un commento