Le storie dell’oceano – Appunti di viaggio

Playa de Papagayo, Lanzarote, 9 gennaio 2023

La playa de Papagayo a Lanzarote

Nella playa de Papagayo, gennaio somiglia alle giornate di inizio maggio, il sole è caldo e un vento fresco (da est, dicevano ieri in aereo) sembra essere l’unico ricordo dell’inverno che ho lasciato a Firenze, della sua realtà di cappotti stretti nelle mattine gelide. Di fronte, l’oceano, quell’Atlantico accarezzato già a Cadice che ora ritrovo, anni dopo, stupendomi di come la sua immensità, il suo protendersi lontano fino all’Africa e all’America, non emergano in questo lembo d’acqua stretto tra due rocce vulcaniche, così simile alle insenature tirreniche dell’Isola d’Elba o ai disegni insulari dell’Egeo sulla costa di Creta. Ha un senso di familiarità, questo mare, mi sembrano note queste rocce muscose sul fondo delle acque basse, così simili a quelle che trovavo nelle estati elbane, mi sembra nota la folla di italiani e olandesi che inseguono i figli sul bagnasciuga, mi sembra noto l’orizzonte sgombro, quell’orizzonte infinito del mare oltre il quale da piccolo, sull’Adriatico, sognavo la Croazia, e oltre cui ora mi chiedo se si trovino le lontane terre di Florida o il vicino Marocco. Eppure, immergersi nelle sue acque in questo inizio di gennaio che qui somiglia alla primavera, farmi inglobare dall’oceano in questa giornata ventosa ha l’emozione di un momento di passaggio, perché il mare porta con sé le sue storie e le storie raccontate da questa distesa che bagna l’orizzonte non parlano dei mercanti fenici in rotta verso la Francia, delle colonie greche in Asia Minore, delle peregrinazioni degli ebrei sefarditi in fuga dalla Spagna. Questo mare porta con sé le storie di chi oltrepassò le colonne d’Ercole, da quel Lanzarotto Manocello di Genova che nel Trecento approdò in quest’isola fino alle spedizioni di Colombo e Magellano, entrambi passati dalle Canarie, ultimo porto d’Europa, prima del grande salto verso l’ignoto. L’Atlantico racconta chi dei remi fece ali al folle volo, le rotte dei mercanti inglesi e olandesi, i secoli delle scoperte e delle esplorazioni mentre il Mediterraneo lentamente declinava. I pescatori di Santa Lucia di Walcott, il marinaio innamorato sulla goletta “Flight” solcavano acque simili a queste, lontano, nei Caraibi e sentendo il mare avvolgermi da ogni parte li sento improvvisamente vicini, come se l’oceano me li rendesse in qualche modo familiari, mi facesse accedere a qualcosa che prima non conoscevo. Di certo, me li riporta alla memoria, li sento emergere dal flusso del mio pensiero in cui prima non erano minimamente contemplati e insieme ai volti, reali e immaginati, di pescatori e navigatori riemergono quei versi di Walcott dedicati a una donna lasciata a riva:

Quando le stelle erano giovani sopra Castries
ho amato te sola e ho amato il mondo intero
ma che importa se le nostre vite sono diverse?
cariche dell’amore dei nostri figli diversi?
quando penso al tuo giovane volto lavato dal vento
e alla tua voce che sogghigna nello schioccare del mare?

Li avevo letti tanto tempo fa e non li ricordavo quasi più. Tornano ora, improvvisi, con le onde dell’oceano.

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