Appunti di viaggio – Barcellona e la memoria

Barcellona, 24 luglio 2024

La Plaça Reial al tramonto

Sono venuto a Barcellona in cerca di memorie. È la risposta che mi do mentre mi trovo a camminare sulla Rambla insieme alle centinaia di turisti che a luglio si spostano verso la capitale catalana. Penso che ognuno abbia una motivazione nel viaggio e chiedendomi quale sia la mia mi trovo appunto a rispondere che forse è proprio questa, il tentativo di inserirmi in una memoria familiare, di costruire un mio racconto che si affianchi a quello che ho ascoltato negli anni. Accanto a me in questa discesa verso il mare in fondo al viale c’è mio padre, proprio colui che quella memoria familiare ha creato e quindi la persona maggiormente indicata per aiutarmi a orientarmi al suo interno, confrontando passato e presente e mostrandomi i luoghi più volte narrati.

La casa Bruno Cuadros sulla Rambla

I miei genitori hanno fatto un lungo viaggio in Spagna dopo il matrimonio, verso la fine degli anni Ottanta. Quando ero bambino, quel viaggio era un’epopea omerica, da ascoltare sera dopo sera e da immaginare poi di notte, con i suoi luoghi buoni, come Siviglia e Barcellona, i suoi momenti critici, come la tossinfezione alimentare per cui mio padre ebbe per alcuni giorni la febbre alta, i suoi insegnamenti, come quello di allontanarsi il meno possibile dai luoghi consigliati dalle guide nelle località turistiche onde evitare brutte sorprese. Il racconto spesso verteva su Barcellona, città così amata, allora, dai miei da spingerli a farvi ritorno prima di terminare il viaggio e fare ritorno in Italia. Barcellona, per me bambino, era un insieme di nomi che più tardi, da adolescente, cercai di unire a delle immagini viste su un sito internet o su una guida – il museo Picasso, il museo Miró, la Sagrada Familia, il ristorante Las siete puertas. Il sogno, chiaramente, era – e rimase per lungo tempo – quello di poter vivere almeno una parte di quel racconto, di poter attraversare quegli angoli di Catalogna ascoltati e riascoltati in quell’epica familiare che nell’infanzia era buona parte del mio mondo; tuttavia, per molto tempo l’unica cosa possibile è stata continuare a immaginare, magari nutrendosi di letteratura e filmografia non sempre di buon livello.

E poi eccoci, in questo giorno di luglio, io e mio padre, lo stesso che per anni ha raccontato una Barcellona ormai sempre più lontana nel tempo e che oggi si trova a confrontare il mondo di ieri con quello che stiamo vedendo e vivendo insieme. Arrivando al Port Vell, si stupisce per il recupero di tutta l’area effettuato negli ultimi anni – “Quarant’anni fa qui era tutto degradato” ripete più volte mentre camminiamo sulla Rambla del Mar e poi torniamo sul lungomare, seguendolo fino alla Barceloneta. La sera, cenando al ristorante 7 portes, riflette su come sia cambiato dal tempo in cui vi aveva cenato e in cui vigeva ancora la denominazione in spagnolo 7 puertas e un pasto costava ventimila lire, complice probabilmente un cambio favorevole e l’assenza del turismo ora pervasivo; in ogni caso, la paella è ancora molto buona, il cameriere molto cortese e questo sembra dare un senso di continuità alle buone impressioni riportate allora.

L’interno della chiesa di Santa Maria del Mare

Prima di coricarmi, mi trovo a pensare di aver trovato anche qualcosa di mio in questo primo giorno a Barcellona alla ricerca di memorie familiari. L’ho trovato alla svolta di un vicolo, l’odore del mare ancora nelle narici, attraversando le strade strette della città vecchia. L’ho trovato negli interni spogli di Santa Maria del Mare, costruita dai portuali nel basso Medioevo, nelle sue navate laterali che si riuniscono dietro l’altare, sulla cima della sua torre dalla quale si possono vedere, una di fronte all’altra, la Cattedrale di Barcellona e la Sagrada Familia, in un silenzioso dialogo di guglie e pinnacoli. Quello che ho trovato, in fondo, è il Mediterraneo, con il suo andare e venire di voci e popoli in riva al mare, quel Mediterraneo che sembra quasi nascondersi, in questa città portuale divenuta negli anni meta di turisti alla ricerca ognuno di qualcosa di diverso, dall’arte alla vita notturna, per emergere nelle pieghe dei vicoli della Ciutat Vella fino a stabilirsi nelle architetture gotiche della chiesa del mare, tra le statue a cui si votavano i portuali e i mercanti.

Prima di addormentarmi, l’ultima immagine parla della contemporaneità di questi luoghi: tornando da cena, ho visto alcuni musicisti cantare con una bandiera catalana di fronte al palazzo della Generalitat, rimandando alla legge di amnistia di Sanchez e alle spinte indipendentiste che in questo anno di maggioranze strette in parlamento sono tornate agli onori della cronaca nazionale spagnola. Scoprirò più tardi che oggi Sanchez era a Barcellona per favorire l’accordo per un governo catalano. Il sonno interrompe la riflessione sul presente e sulle memorie. Da oggi avrò anch’io una storia da raccontare su questi luoghi.

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