Appunti di viaggio – L’ospedale invisibile

Barcellona, 27 luglio 2025

Si arriva a un momento nella vita in cui tra la gente che si è conosciuta i morti sono più dei vivi. E la mente si rifiuta d’accettare altre fisionomie, altre espressioni: su tutte le facce nuove che incontra, imprime i vecchi calchi, per ognuna trova la maschera che s’adatta di più.

I. Calvino, Le città invisibili, Adelma

L’ingresso del Recinte de Sant Pau

Se viaggiare è raccontare, è dare un senso con le parole a ciò che si vede per la prima volta, tornare nei luoghi già visti è un narrare nuovamente. Dunque, mi chiedo arrivando a Barcellona a distanza di un anno, qual è il senso di questo nuovo racconto? Perché tornare a vedere luoghi già visti, perché cercare nuove parole per sostituire quelle già dette? Mi conforta un libro di Bichsel che mi porto dietro in questi giorni barcellonesi – laggiù, in fondo alla Rambla, il Mediterraneo letto nelle pagine di Matvejevic confina il moderno rifacimento del vecchio porto così come altrove, lontano, lambisce le terre dell’olivo e della vite di cui parla lo scrittore jugoslavo. Bichsel scrive che in fondo le narrazioni sono le stesse da secoli, che le storie sono sempre quelle della Bibbia e dei poemi omerici e che tutto quello che segue è un raccontare di nuovo, è un tornare su quei modelli originari. Eppure, abbiamo bisogno di raccontare e non avrebbe significato un modo senza narrazione, un mondo che usa solo vecchie storie per raccontare il presente.

Il recinte de Sant Pau a Barcellona

E dunque il racconto del secondo breve passaggio a Barcellona parte dal Recinte de Sant Pau, dal vecchio ospedale modernista nel cui giardino rimango per un pomeriggio, a vagare in silenzio, a confondere il presente con quindici anni di frequentazione, per ragioni di studio o di lavoro, di ambienti sanitari certo meno affascinanti, sul piano architettonico, di questo. Eppure, la storia è simile, è la vicenda di un antico ospedale a padiglioni, costruito lontano dalla città con strutture separate da dedicare ciascuna a una patologia per allontanare i malati infettivi dai non infettivi e tutti loro dalla comunità dei sani. Entrando nelle grandi camerate con i soffitti coperti di piastrelle di ceramica, si può sapere chi viveva lì, a volte per anni, si possono ripercorrere le scomodità che i colleghi di un tempo dovevano affrontare per raggiungere l’ospedale, che era così periferico da non essere raggiungibile neanche con i mezzi pubblici, si può vedere il progressivo inglobamento dell’ospedale nella città e la progressiva costruzione, nelle grandi camerate, di controsoffitti e divisori in cartongesso per crearvi dei moderni reparti con stanze per uno o pochi pazienti. Trovo, camminando tra le cupole dall’aspetto orientale, un po’ della storia della medicina del Novecento, giunta a vette di avanguardia sul finire del secolo partendo da una cultura ottocentesca basata sulla segregazione del malato – fosse questi affetto da malattia infettiva o mentale – per proteggerlo (ad esempio per fargli respirare aria pulita nel caso di un tubercolotico o per evitare la deriva nella marginalità per un paziente con disturbo mentale), ma soprattutto per proteggere la società dalla sua presenza. E trovo anche qualcosa di mio, perché i sotterranei che collegano i padiglioni fanno riemergere i ricordi dei sotterranei dell’ospedale di Careggi, a Firenze, negli anni della specializzazione, tante volte attraversati per evitare un giorno di pioggia in assenza di ombrelli.

Il pomeriggio è caldo, ma si sente un po’ di vento sotto gli alberi del giardino. Domani riprendo l’aereo, domani torno alla continuità della mia storia. Eppure, non mi sento così lontano da casa e dal mio vissuto quotidiano. Forse, l’esistenza si basa su una ripetizione, su un ritrovare in ogni luogo le stesse storie, secondo quanto scriveva Bichsel, come in quella città invisibile di Calvino dove chiunque arrivi crede di riconoscere persone familiari scomparse da tempo. Ma com’è possibile sollevarsi al di sopra della propria storia, deviare dalla ripetizione di un senso già dato? La domanda rimane sospesa nel luglio barcellonese.

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