Le città di mare – Appunti di viaggio

New York, 24 ottobre 2025

La zona di Seaport a New York

Le città di mare – soprattutto i porti, che vedono gli uomini partire e arrivare, le voci straniere incontrarsi con le voci straniere – hanno una loro ripetitività fatta di moli, quartieri di marinai, quartieri di migranti. Così è la Marsiglia raccontata da Izzo, così sono questi moli sull’Hudson che si getta nell’Atlantico, in questa mattina di Ottobre, nei pressi di Seaport, vicino a Fulton Street, con le case basse dove un tempo abitavano coloro che lavoravano e andavano e venivano dal porto e le taverne che un tempo in giornate come questa dovevano riempirsi di marinai. Qui il vento dell’Atlantico sembra calmarsi, il sole restituisce il calore di una giornata di tarda estate o del primo autunno e la città sembra ricordare, lontano dal caos del distretto finanziario, poco dietro, la sua storia di luogo di arrivo e di partenza di navi, il tempo in cui qui si arrivava dall’Europa e qui si partiva, il tempo in cui gli incontri e gli scambi di una Babele atlantica non erano fossilizzati dalla finzione cinematografica, ma erano inscritti nel tempo della vita e nelle onde del mare nella baia dell’Hudson.

Manhattan vista da Dumbo, a Brooklyn

Ora, qui si respira uno strano senso di sospensione al mattino e ci si può perdere in una libreria, in un bar, senza avere che l’eco della frenesia della città. È curioso, perché un tempo la frenesia doveva essere proprio qui, tra navi in arrivo e in partenza, tra le voci e le urla dei marinai, mentre ora si incontra solo qualche locale con figli al seguito intento a farsi una foto di fronte ad una decorazione di Halloween o qualche turista alla ricerca della panchina con vista sul ponte di Brooklyn su cui si siede Woody Allen in alcuni suoi film. Mi trovo a immaginare la Marsiglia mai vista ma letta nelle pagine di Izzo, Genova stretta tra la montagna e il mare, Venezia e le miriadi di porti veneziani sparsi tra l’Adriatico e l’Egeo, come quello di Chanià, città sempre meno di marinai e sempre più di turisti. Qualcosa sembra ricorrere perché, come il mare non ha paese, così non sembrano averlo le città di porto, strette tra il desiderio della stabilità e la necessità costante della partenza, raccontata nelle canzoni del fado o nella musica di Capo Verde.

Il tramonto sull’Hudson visto da Chelsea

A sera, ricerco nuovamente il mare, questa volta sui moli nei pressi di Chelsea. Il sole scompare dietro i grattacieli, rifrangendosi sui vetri e sulle onde scure. Le città di mare hanno una loro ripetitività, penso. E in ognuna si trova qualcosa di tutte le altre.


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