Poesie
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Quando andarono a prenderlo, all’alba – un lieve vento spostava le tende celesti avanti e indietro come a svelargli e a nascondergli l’ultimo sole – lo trovarono felice. Per troppo tempo era fuggito, nascondendosi in luoghi dall’odore del mare e dal nome straniero ed era invecchiato era divenuto stanco. Era appassito nelle sue notti insonni
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Mio amore, mio amore in questa sera di fine estate ho cercato i tuoi occhi all’orizzonte, giù al porto interrogare il mare che si infrange sulla riva che assalta l’orizzone per sapere la mia sorte di viandante perduto sulle strade d’Europa. Mio amore, mio amore qui nessuno conosce la via per Spalato l’ho chiesta in
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E infine vennero le piogge di settembre in un giorno di noia le trovai ad attendermi pigre sulla porta di casa mi avvolsero docili l’anima stanca e io mi immersi nel loro scrosciare grigio sui residui dell’estate sulla malinconia delle strade sul chiarore triste di luci lontane. Alla fine del viaggio trovai volti usati ad
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A mio padre, ringraziandolo per i sogni e per le utopie Di nuovo, in un giorno d’estate mi sveglierò piano ascoltando la tua voce lasceremo in silenzio i mattini grigi di nubi dall’anima stanca di sogni delusi da un pomeriggio piovoso e oltre i cancelli di un autunno infinito giungeremo in silenzio alle soglie del
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Alla kleine Schwester, sempre e comunque. Questa è la nostra storia, vecchia mia, o almeno così mi è piaciuto immaginarla. E mi hai preso per mano in un venerdì piovoso, alla stazione degli autobus tra le anime in transito oltre il velo delle strade ammantate della malinconia lenta dell’inverno con la tua valigia ricolma di
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Accendi la tua candela, capitano si sta facendo notte e ancora il lieve rumore delle strade mi spaventa irrompendo nel silenzio dei miei sogni fragili tremanti sulle soglie dell’oscurità. Resta con me, capitano la mia nave salperà domani e saremo un po’ più soli con le nostre solitudini. Ti ricordi, capitano, quel pomeriggio d’aprile in
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Helena. Nel buio delle prime notti di novembre alla stazione d’Atene perse il rapido per il Nord e rimase là, immobile a fissare rari viaggiatori scendere dai treni di passaggio caldi di voci straniere e di occhi persi nel silenzio e imboccare la strada che conduceva al gelido mare della città d’inverno alle luci oscillanti
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Le ultime notizie mi danno ai confini del mondo deluso, sconfitto, stanco. Sono tentato di credere – è un tiepido pomeriggio di luglio il frinire delle cicale, la malinconia, la delusione per i troppi anni perduti a inseguire trame di libri prive di senso – che sia vero. Giaccio immobile in questo recesso del giorno
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Il figlio della Luna si allontanò nella notte sull’ultima corriera perse la via di casa e nello splendore vano dei suoi vent’anni disparve nella brumosa oscurità di ottobre lasciando indietro romanzi troppe volte iniziati e lo sguardo deluso dei suoi mattini di pioggia. Nel vagone, nel chiarore di lampadine sbiadite le voci fioche andavano e
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Verrai l’ultima sigaretta lasciata a spegnersi sull’asfalto in un giorno di pioggia di cui non ricorderò il nome Verrai tra le parole di ieri, le promesse che ci scambiammo un giorno sulla via di Santiago bruciando le vesti della vita passata Verrai e ti racconterò ancora la mia storia, il mio dolore e ci guarderemo