De André
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La felicità, di questi tempi, è nell’abitacolo della macchina, quando fuori piove. La radio suona De Andrè e La buona novella sembra qualcosa in cui poter credere – o perlomeno credo al calore che dà, a quel senso di lontananza dalla morte, alla percezione della presenza del futuro. Fuori piove, in questo giorno di allerta
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Perché poi, sai, essenzialmente, penso che sia colpa della primavera, di questa primavera che mi fa pensare alle strade interrotte, a quello che avrebbe potuto essere e non è stato. Un po’ come un tempo, a scuola, quando studiavo la guerra di Spagna e immaginavo la vittoria dei repubblicani o pensavo a come sarebbe stata
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Sto ricominciando a ricordare i sogni. A diciannove anni li scrivevo, nella speranza di trovarvi qualcosa, una storia da raccontare probabilmente o forse un frammento di verità per comprendermi meglio. Il romanzo che pianificavo allora rimase un progetto, un quaderno abbandonato in un armadio e un incipit grandioso in cui una testa di Lenin avanzava
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Dimentichiamo l’infanzia e le poesie avevo scritto su un foglio prima che iniziasse il lockdown, prima che la vita si fermasse e tutto entrasse in una sospensione che tagliava i fili dell’esistenza senza che sapessimo se qualcuno li avrebbe mai riannodati. Dimentichiamo l’infanzia e le poesie, scrissi. Non ricordiamo ciò che coltiva l’illusione del superfluo,
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Luglio 2016 Breve resoconto della situazione attuale: esami, esami, esami e ancora esami. E dire che Giugno sembrava averlo capito che non era aria di vacanza, con quelle sue piogge torrenziali e quelle temperature da inverno tardivo. Luglio ci ha sorpreso, arrivando torrido sulle rive del fiume. Mi ha trovato impreparato. Ho sempre avuto una