Dostoevskij
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Vienna, 3 gennaio 2020 Vienna mi deve un guanto e una sciarpa, persi nel tentativo di trovare il guardaroba giusto alla Staatsoper prima di vedere il Fledermaus. Io le devo i miei sogni di bambino e forse siamo pari così, perché se ho iniziato a suonare è stato anche perché a ogni volgere dell’anno mamma
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“Non parli mai di Firenze” mi ha detto una persona qualche tempo fa. “Scrivi di Parigi, di Atene, di luoghi che hai visto in un’infanzia lontana, quando tuo padre ti portava alla stazione a veder partire i treni, o che hai solo immaginato in una notte troppo breve per i tuoi sogni di fuga. Mai
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I brandelli d’inverno mi riportano al passato. Metto su Charlie Parker e guardo le vecchie foto. Avevo quindici anni – cazzo, quindici anni – le promesse delle estati in cui non c’era niente da fare e ci si perdeva tra Dostoevskij e gli occhi di donne troppo spesso sognate, quindici anni ad attendere la notte