identità
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“L’esilio è un duro lavoro”, recita un’opera vista alla Biennale di Venezia in una domenica di luglio passata ad attraversare i racconti di identità migranti, siano esse quelle dei sans papier di cui in una stanza si percorrono le traiettorie sulle strade d’Europa e d’Africa, siano esse le voci e i volti di chi si
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Una volta, facendo un vaccino, il medico mi disse che, a suo avviso, la vita procedeva per progressive potature, per progressivi passaggi della potenza all’atto che facevano sì che le scelte possibili fossero sempre meno e il percorso esistenziale fosse sempre più determinato, sempre meno libero. Allora mi parve una visione forse angosciante, ma plausibile,
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Sento che sta arrivando quel momento dell’anno, assolutamente ineluttabile, in cui mi fisso con i Genesis e ascolto per un mese uno dei loro dischi del primo periodo (per intenderci, fino all’uscita di Hackett e alla svolta pop); in passato hanno avuto molto successo, nella mia rotazione in loop, Selling England by the Pound e
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Nell’anima dell’uomo si alternano sistole e diastole, turbamento e tranquillità, gioia e angoscia, speranza e disperazione. Fuori dell’anima dell’uomo (posto che esista un fuori) l’alternarsi delle stagioni E. Montale, Variazione n.30, da Trentadue Variazioni (1972) . Ho visto qualche giorno fa Departures, un film del 2008 su un violoncellista che, dopo lo scioglimento dell’orchestra, inizia
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Quello che mi viene richiesto è definirmi, darmi un volto. Lo richiedo a me stesso, dovrei comprendermi in qualche modo, immagino che dovrei avere qualche strumento ormai per farlo. Invece mi trovo qui, alla fine di un’altra serata, con le parole dette per darmi una fisionomia che non mi rappresentano, la stabilità di un volto