Paolo Rumiz

  • Brahms, in primavera

    Per quanto tempo avevamo atteso la primavera? Ottobre, mesi prima, ci aveva quasi sorpreso. Uscivamo dalle speranze delle sere d’estate, in cui tutto sembrava finito, la paralisi del tempo era stata solo una delle tante deviazioni della storia, qualche mese di ritardo sulle magnifiche sorti e progressive. A ottobre rientravamo tardi e stavamo a parlare

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  • Tempi di transizione

    La sera ascolto Keith Jarrett, leggo Rumiz. Parla di Trieste, delle vie che conducono a Vienna. Ripenso a quella Vienna conosciuta nel gennaio 2020, quando ancora progettavamo i viaggi per l’estate e rimanevo in coda per due ore per i posti in piedi alla Staatsoper, reggendo stoicamente all’assalto dei bagarini che proponevano karten a cento

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  • Fino alla frontiera

    In questo angolo riposto della storia fatto di solitudine in cui ormai da un anno siamo entrati si sente nostalgia della vita. Della banalità di una serata a teatro, del trascorrere da un interesse all’altro, del lasciarsi esistere nelle notti d’estate troppo lunghe nelle strade del centro o in una casa di periferia. Nella stanza,

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