Pellegrino va alla morte
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I La notizia arrivò al Ministero intorno all’ora di pranzo. Inizialmente si trattava di poche frasi sussurrate tra una conversazione e l’altra alla macchinetta del caffè, quindi giunse qualche conferma attraverso una radio libera gestita da un centro di controinformazione che aveva sede in una sorta di comune hippy poco lontano dal Ministero. Anatolij fu
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Il bar si trovava a poca distanza dal viale. Il tram, poco lontano, andava avanti e indietro inseguito da torme di turisti in ritardo nel calore del pomeriggio. Nell’angolo, un jukebox suonava una canzone di Brel, mentre la televisione trasmetteva un programma calcistico. L’Italia aveva perso con la Svizzera ed era stata eliminata dai campionati
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Conobbi Arsenio all’inizio dell’estate. Il mondo di là partecipava allo scorrere dei giorni e delle stagioni, rifiutando solo di misurare le ore e i minuti, che non avevano senso per chi ormai non aveva più tempo per costruire un’esistenza. Gli unici a possedere un orologio erano i dirigenti del secondo piano del Ministero, che dovevano
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I Qualcuno doveva avermi calunniato, perché a inizio primavera, in un anno come tanti, senza particolari avvisaglie date dal fisico, dal clima, dal contesto socioeconomico e politico, si presentò alla porta la morte. Aspetto sui trent’anni, aria tendenzialmente annoiata, una giacca troppo grande, mi chiese di entrare e, aprendo una borsa voluminosa mi disse, sciorinando