Il figlio della Luna si allontanò nella notte
sull’ultima corriera perse la via di casa
e nello splendore vano dei suoi vent’anni
disparve nella brumosa oscurità di ottobre
lasciando indietro romanzi troppe volte iniziati
e lo sguardo deluso dei suoi mattini di pioggia.
Nel vagone, nel chiarore di lampadine sbiadite
le voci fioche andavano e venivano
per rifrangersi infine contro i vetri appannati.
Si sedette in fondo, vicino al vecchio spagnolo
dal cappello verde e dal cuore malato
lo sguardo perso in luci distratte
che svanivano lontano nella quiete d’autunno.
Là – pensava – bambini di sabbia scrutavano il cielo
per rubare la notte a un’infanzia fugace
là uomini tristi attendevano al tramonto
le amanti antiche venute da Cadice
per raccontare ancora ai loro occhi di mare
un’ingenuità di vetro e una scheggia d’estate.
Oltre coltri di sonno, due giovani amanti
si assopivano piano leggendo poesie
e la loro eternità era un giorno di maggio
trascorso in silenzio ad attendere l’alba.
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