Alla kleine Schwester, sempre e comunque. Questa è la nostra storia, vecchia mia, o almeno così mi è piaciuto immaginarla.
E mi hai preso per mano
in un venerdì piovoso, alla stazione degli autobus
tra le anime in transito
oltre il velo delle strade
ammantate della malinconia lenta dell’inverno
con la tua valigia ricolma di vento
con i tuoi occhi ricolmi
del chiarore lontano di un giorno d’estate
in cui avevamo atteso l’alba bevendo thé.
Ti rividi già donna, in una sera di primavera
– l’uomo con il violino venuto da est
ti aveva insegnato a cantare, allora
e in un locale di periferia
modulavi la tua voce di perla
per i marinai stanchi del rumore dei flutti
narrando la storia del tuo amore lontano
partito all’alba lungo la strada del Nord.
Ti regalai, allora
il mio manto di sogni, un frammento di verità
e un biglietto di sola andata per il treno che conduce al mare
E ci incamminammo insieme sulla strada di casa
io con la mia tristezza
tu con il tuo sguardo di bambina
nelle foto ingiallite di un tempo
mia compagna, mia amica
e mi prendesti per mano.
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