Prima della partenza

Accendi la tua candela, capitano
si sta facendo notte e ancora
il lieve rumore delle strade mi spaventa
irrompendo nel silenzio dei miei sogni fragili
tremanti sulle soglie dell’oscurità.

Resta con me, capitano
la mia nave salperà domani
e saremo un po’ più soli
con le nostre solitudini.

Ti ricordi, capitano, quel pomeriggio d’aprile
in cui mi insegnasti che ogni onda ha un suono,
ogni marinaio una storia da raccontare
e ogni donna un uomo da attendere
a sera, ai confini del mare?
Il sogno che disegnammo sulla sabbia
– tu guidasti la mia mano allora –
è nascosto dietro il bianco del muro
nella luce fioca della mia anima stanca
alla vigilia della partenza.

Resta con me, capitano, in questa notte
raccontami del mattino in cui mi vedrai tornare
come quando da bambino
mi cantavi le storie delle stelle
quando il buio mi faceva paura.

Non ho più paura della notte, capitano
non ho più paura dell’uomo di vetro
che in un mattino di cristallo incontrò
il bambino che ero.
Ma prima di raccogliere i frammenti
del mio sogno-vita nel mare splendente
lasciami rintanare per un’ultima volta
nel tuo grembo che mi conobbe bambino
in un mattino di marzo.
E canta ancora per me, te ne prego
mio capitano.

Dedicata a mia madre, in un giorno come tanti, nel 2014. Sul manoscritto avevo aggiunto questa citazione della “Ballata sull’amore e sulla morte del cavaliere Cristoforo Rilke” di Rainer Maria Rilke:

Dice il piccolo marchese: 
«Siete voi giovine molto, signore?» 
E il sire di Langenau, un po’ triste, un po’ fiero: 
«Diciott’anni». Poi, tacciono. 
Più tardi ancora domanda il Francese: 
«Avete in patria una sposa promessa?» 
«Che ha biondi, così come i vostri, i capelli». 
«E voi?» ribatte il sire di Langenau. 
E taccion di nuovo. Fin che quegli prorompe: 
«Perché mai siete allora lì in sella, e cavalcate per terre pestifere incontro ai cani infedeli?» 
Il marchese sorride: « Per ritornare…» 

Lascia un commento