Canzone di notte #2

Ottobre 2017

Nella notte che avanza cerco di rimettere insieme i pensieri dell’ultima settimana. Mi sono laureato e non me ne sono accorto. E’ stato solo un passaggio in una vita che da tempo è cambiata e si è riempita di gente, di storie e anche di discreti casini tra la gente di cui sopra in cui finisco necessariamente in mezzo (a volte rimpiango i miei anni oscuri, in cui la solitudine accompagnava lo scorrere impalpabile delle stagioni). Me ne renderò conto con il tempo. Intanto in reparto mi presentano come “Dottore” e gli amici ne approfittano per raccontarmi di quella diarrea persistente che io avrei volentieri fatto a meno di conoscere.

Intanto, Firenze cambia. L’autunno mi dava malinconia, nei miei anni oscuri. Sentivo l’occasione persa dell’ennesima estate buttata via, l’energia dei mesi caldi gettata a morire in un angolo senza che vi fosse nessuno a raccoglierla. Oggi ho provato un brivido di piacere a rimettermi il mio maglione a collo alto – scelta rivelatasi poi poco felice, a Firenze fa ancora caldo durante il giorno. Sento nuovamente le promesse dell’autunno, le promesse di nuova vita, di nuove esperienze che avvertivo quando andavo a scuola e a ottobre o a novembre si faceva occupazione e nelle notti insonni si parlava e si scoprivano i sogni di quelle bambine cresciute troppo in fretta che avevamo appena imparato ad amare.

A casa mamma ripete da un anno che sto vivendo una seconda adolescenza. Forse è vero, ma non mi interessa. Forse è vero, ma la vita è passare di concerto in concerto senza preoccuparsi di quel passo sbagliato nel quarto tempo della Quinta di Beethoven, è perdersi nella notte con amici conosciuti da qualche mese che ti raccontano la loro età che un tempo è stata anche tua, è pensare che in fondo tutto abbia un senso.

E quindi un’altra volta e notte e scrivo, un’altra volta è autunno e scrivo. Ma scrivo con l’incoscienza dei miei quattordici anni perduti e con la consapevolezza delle ventisei primavere. E, non so perché, sono felice.

Lascia un commento