L’ultima volta che avevo udito le sirene
fu sulla spiaggia di Finisterre, ai confini del mondo
con i loro occhi persi nei miei sogni di bambino
cantavano di navi in partenza per l’America
di donne sedute a sera dall’altra parte del mare
a raccontare storie ai marinai di passaggio.
Più volte le cercai, in seguito
affogato nella birra rancida dei bar del porto
tra i ciarlatani di strada che promettevano ricchezze
e i cantanti troppo stanchi o troppo ubriachi.
Non le trovai.
Erano partite per il Nord, dicevano
portando nella valigia quel mio sogno di cristallo
la mia nave per l’America
e il profumo di mille estati ormai perdute per sempre.
“Non torneranno”, dicevano
quando mi sorprendevano a sera a scrutare il mare.
Eppure ora, nel silenzio della prima notte di luglio
mi pare nuovamente di sentirle cantare
e raccontare al vento
la storia dell’isola del Re di Maggio
svanita per sempre nella foschia.
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