Cambi di stagione

Maggio 2016

I cambi di stagione mi sorprendono. Sono cambi di vestito, di musica. Quando torna il caldo, rimetto in soffitta i cantanti francesi, compagni delle notti di gelo, della malinconia dell’anno che muore. E dimentico di aver sognato di perdermi in un Hotel des Voyageurs come quello della canzone, di abbandonare per un attimo il peso dei giorni di dicembre per rifugiarmi in un luogo in cui l’unico suono sia M.Machin che suona la sua Polonaise.

Le vibrazioni imprecise dei primi caldi di maggio (qui ha fatto freddo fino all’altroieri, sembrava autunno) portano con sé nuovi ritmi. Quell’album dei Clash che volevo risentire, i Deep Purple di “Made in Japan”, i vecchi Modena City Ramblers che ci stanno sempre bene. Ma alla fine ascolto Helno. Helno si chiamava Noel e cantava in uno dei gruppi migliori a cavallo tra gli Ottanta e i Novanta, Les Negresses Vertes. Mescolavano un’attitudine punk con una forte coloratura etnica e con un po’ di poesia. Manu Chao e i suoi l’avrebbero chiamata “patchanka”. Helno morì a gennaio, nel 1993, senza veder tornare l’estate. Una dose di troppo, come accade. Parigi lo divorò come aveva fatto con altri e come talora il mondo fa con i suoi emarginati. Quando penso a lui penso sempre a come finisce quella canzone di Bruno Lauzi

Ora dicono, fosse un poeta
e che sapesse parlare d’amore
Cosa importa se in fondo uno muore
e non può più parlare di te

E metto su Mlah

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