L’ultimo inverno

Dell’ultimo inverno ricordo
le gocce di sonno sugli occhi delle donne
la voce dei vecchi attori nei teatri di provincia
il silenzio dei poeti nelle torri d’avorio.
All’ombra delle prime piogge
Irene era diciassettenne
mi scrutava nel segreto
delle sere precoci di gennaio
bionda passante sull’ultimo autobus
– gli acrobati, allora
stavano in equilibrio sul gelo della vita
e l’estate era solo
uno scherzo della memoria, un incidente del tempo
sulla via dei nostri progetti di serietà.

Scese alla fermata di fretta
– nella luce fioca delle pozzanghere
il suo cappotto grigio raccontava
di un pomeriggio d’autunno con le gambe fradice in Costa San Giorgio
ferma in attesa di un altro miracolo.

Nel buio
la notte polverosa di gennaio
spazzava i bottoni del suo vestito nuovo
e lei smarriva la sua innocenza
sognando Bologna, dimenticando Firenze
deludendo i pianoforti del quarto piano
con le solite storie di poeti perduti
nella brina dell’alba.

Ci ascoltammo svanire.
Lasciavamo le vite di ieri
sotto i libri delle nostre rinunce
e non avevamo rimpianti
in quell’ultimo inverno.

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