Nell’odore d’inverno dei monasteri
il venditore di sogni aveva trent’anni
– di notte a S.Ambrogio dopo l’ultima birra
Sartre cantava la libertà ai suoi occhiali sbiaditi
e la vita era altrove come in un vecchio film
e gli uomini comparse svogliate
sedute sui gradini con un libro di poesie
attendendo Borroughts di ritorno da Tangeri
e un Dio distratto fuggito all’alba
con i capelli scuri di una ballerina di samba.
Aveva atteso per anni guardando partire le navi
con un biglietto di sola andata ingiallito dal sole
e forse aveva avuto un sogno
inciso tra il labbro e l’occhio destro
smarrito da tempo con i suoi giochi d’infanzia.
Non gli rimaneva che la sabbia nelle scarpe
raccolta sulla scogliera nelle pieghe di agosto
e le immagini degli specchi restituivano soltanto
una lieve vena di tristezza
nell’increspatura dell’onda dell’ultimo mare.
Nella solitudine delle piogge di luglio
si affacciò alla finestra della biblioteca al secondo piano
e annotò le vite degli uomini
degli attori che ogni giorno recitavano a soggetto
per un pubblico svogliato il loro vuoto di senso
prima di impallidire in una sera di vento
senza aver visto il mar Nero, la foce del Danubio
senza essersi persi sulla via di Varna
tesa tra l’arrivo di una donna dagli occhi azzurri
e i troppi inganni annegati nei pomeriggi d’agosto.
Il venditore di sogni scriveva e si chiedeva
quale senso dare alle sere in cui le note lontane del suonatore di organetto
parlavano di bambini sconfitti dai loro abiti da lavoro
quale senso dare a lei, ai suoi capelli rossi affacciati sull’orizzonte
che cercava e non trovava ogni notte sulla scogliera
e un anno prima il suo volto
era in una poesia scritta a Cadice
e nelle parole di una canzone consumata troppo in fretta.
Erano trascorsi i giorni
in cui aveva velato l’estate di nostalgia
e si era guardato vivere
accusando il silenzio degli Dei.
Ora annotava sulla polvere le esistenze degli altri
e il fluire delle parole sul foglio ai margini del tempo
non aveva altro significato che la sua inutilità
e la voce si perdeva nel vuoto dei ricordi.
Quando l’autunno bagnò le finestre della biblioteca
infine si perse nell’ultimo racconto.
Forse, dissero, non sentiva più dolore
o forse, semplicemente
in un pomeriggio di vento sulla scogliera
era infine riuscito
a dimenticare di esistere.
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