Alla compagna di viaggio
Lessico minimo di una sera d’inverno.
I Genesis alla radio, i libri per terra
e l’assenza di te nelle intercapedini del sonno
coperta di ricordi contro l’oblio che incombe.
Ti ho immaginato
viaggiatrice di commercio nel tuo andare e tornare
e ti attendevo e ti attendo sulle rive
della nostra storia di letti disfatti
di solitudini comunicanti
nelle sere d’estate sul lungarno.
Non ci si può comprendere
me l’hanno detto
la costruzione del mondo è una monade
che non coglie dagli altri che ciò che conosce.
E dunque non ti ho forse mai capita
non ho mai svelato il segreto del tuo essere
custodito a lungo nell’enigma dei tuoi occhi.
Ma ho conosciuto un giorno d’autunno
il tuo corpo accanto al mio lungo Costa San Giorgio
ed eri così vera nella tua risata di bambina
ed eri così vicina nell’ascoltare i miei ricordi
ed eri lì e bastava e mi basta ancora.
Attenderò i tuoi passi all’alba
dove la foschia delle parole
si rifrange sulle onde dell’Oceano di Cadice
e stringendoti saprò senza sapere
le tue barche al largo sul lago di Lugano
i tuoi biglietti di viaggio per il mare portoghese.
Ti donerò l’ultimo sogno dell’estate
in una camera disfatta, oltre le finestre affacciate
sull’inganno suburbano degli anni sempre uguali
e mi ricorderò di te – i Genesis in lontananza –
e del lessico minimo
dei nostri giorni felici.
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