Dove sei stata?
Sai, non credevo di trovarti qui
mentre dimenticavo l’infanzia come si scordano le poesie
nella rassegnazione di questa sera alla fine del mare
guardando l’estate dormire nel primo vento di giugno.
Sai, rinascere è stato facile
– Zarathustra in piazza diceva che avevamo vissuto troppe volte
troppe volte ci eravamo lasciati morire
nel silenzio della prima luna di luglio
fuori dalla finestra la rivoluzione, dentro le stanze
gli occhi azzurri del primo rimpianto
le parole non dette all’ultimo silenzio di un’ora immobile
e finivamo così, esistenza dopo esistenza, in un vano ritorno.
La sera tu non c’eri.
Dimenticavo l’infanzia tra le inutili madeleine che raccontavano troppo piano
storie che non potevo più ascoltare
e i poeti avevano tradito
e non sapevano più dire se la tua voce al mattino
fosse solo la mia ultima illusione
o Melquíades tornato dai morti
o quel racconto che ripetevamo sera dopo sera
per convincerci che fosse vero.
Dimentichiamo l’infanzia e le poesie
ti dissi ed era inverno
e forse ne ero dispiaciuto.
Prima di morire
avevamo camminato nella neve sporca di Vienna
tra i philosophes smarriti nelle pieghe delle infinite interpretazioni
di una realtà vestita da bambina
che recitava per ciascuno un ruolo diverso
e gli uomini pagavano il biglietto ogni sera
per sbirciarne le forme sotto le luci di un night club di periferia.
Accanto al fantasma di Rodolfo mi dicesti che eri stanca
e rimasi da solo alle porte dell’Opera
ad attendere in coda il ritorno di Strauss.
E poi venne il silenzio, tu non c’eri
non c’erano i filosofi a parlare d’amore
e i poeti erano fuggiti nelle loro stanze d’oro
per narrare sogni lisergici agli astronauti in pensione.
Dove sei stata?
Al termine della nostra prima morte non rispondesti
e nel sole di giugno che tramontava
non parlammo di Ade che ci custodì in inverno
dei melograni nella tasca con la promessa di tornare.
Rimasero solo
gli smarrimenti del nostro ricostruirci
del nostro riconoscerci dopo averci immaginato
e l’estate fu di nuovo a una svolta dietro l’angolo
e la stanchezza d’autunno
rimase a sfaldarsi nella spuma dei giorni.
Ti abbracciai e fu come allora
all’alba
della nostra prima morte.
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