Sul ricordo

Dimentichiamo l’infanzia e le poesie avevo scritto su un foglio prima che iniziasse il lockdown, prima che la vita si fermasse e tutto entrasse in una sospensione che tagliava i fili dell’esistenza senza che sapessimo se qualcuno li avrebbe mai riannodati. Dimentichiamo l’infanzia e le poesie, scrissi. Non ricordiamo ciò che coltiva l’illusione del superfluo, la felicità dei ricordi, i versi di Montale letti nell’estate del 2009 mentre scrivevo il mio secondo libro. Dell’infanzia ci rimangono soltanto i racconti degli altri, che poi facciamo nostri, ma gli occhi del bambino che eravamo, che guardava il mondo con la meraviglia di chi lo conosce per la prima volta, di chi dà un nome a tutto, di chi si innamora di tutto e corre dietro ai cani, come dice quella canzone di De André, non lo ricordiamo mai. Vediamo tutto come se fosse stato sempre dato, come se avessimo sempre vissuto tutto allo stesso modo e dimentichiamo la meraviglia che avevamo quando il mondo era da costruire.

Eppure, in questa sera fredda di giugno alla fine di tutto, ora che la vita ha ripreso a scorrere e molti fili sembrano riannodarsi, siedo nella culla della mia stanchezza rileggendo quella frase e provo a ricordare. Inizialmente ricordo pochi frammenti – la stanza dove mi lasciavano all’asilo, un tronco dove ci nascondevamo per giocare, una collinetta su cui c’erano le formiche rosse e passavamo le ore a chiederci se si infilassero davvero sotto la pelle. Ed è strano che più ci penso e più l’infanzia riaffiora, senza bisogno delle troppo usate madeleine proustiane. E riaffiorano anche quei versi di Montale, “tutti siamo già morti senza saperlo”. Forse, gli uomini che siamo stati non sono che isole a cui possiamo tornare. Il nostro progredire è un’illusione, possiamo andare e venire dalle nostre isole, non certo per tornare alla realtà di allora, ma per recuperare quegli occhi. Gli occhi del bambino che costruiva l’universo giocando con le formiche rosse e gli occhi dell’adolescente innamorato di Stendhal che sapeva citare a memoria Montale. Stasera sento vicine le mie isole. C’è un po’ di vento, è stata una giornata faticosa. Ma mentre la notte avanza ho di nuovo quattro anni, di nuovo diciannove e il mondo è di nuovo quello di allora e non esiste più ciò che vivo e ciò che accadrà domani. Nella mia galleria di volti, incontro gli uomini che sono stato e va bene così, nell’esistenza che sembra procedere sempre distruggendo il passato per sostituirlo con un presente sempre nuovo. Stanotte il tempo non esiste e sono tutti coloro che ho incarnato. In sottofondo, suonano i Doors.

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