Ho visto anche degli zingari felici

Ascoltare Lolli nei giorni ovattati di questa pandemia fa quasi male, di quel dolore tenue che sa di malinconia e di ricordo. Basta il solo di sax di Ho visto anche degli zingari felici e fuggo nei giorni dei miei diciott’anni. Allora, in un precoce risveglio politico, il mondo era semplice e la scuola occupata era il laboratorio del futuro. Io incontravo mia madre in Piazza del Popolo alla manifestazione dei sindacati e la crisi, i giorni di Monti, delle lettere di Draghi, del plumbeo silenzio dei partiti non esistevano ancora. Non era ancora il tempo delle scelte, dei libri di anatomia messi sullo scaffale al posto dell’Orlando furioso, delle stagioni che passavano senza lasciare traccia, della vita immobile come un eterno lunedì sera. Allora, davvero, ci ubriacavamo di luna in una Piazza Maggiore immaginaria, inseguivamo l’amore e contava solo quello. Mi descrivevo come un bambino di cristallo, del mondo conoscevo solo la bellezza, la luce, la musica e mi scrivevo i sogni su un taccuino sperando di trarne un libro.

Ora sono seduto sul ciglio della strada, ascoltando il respiro della mia compagna di viaggio che dorme mescolarsi con la musica. Ripenso a quei versi di Handke, Quando il bambino era bambino […] molte persone gli sembravano belle/e adesso questo gli succede solo in qualche raro caso di fortuna e rifletto che in fondo qualcosa di quel bambino che senza saperlo diventava adulto mi è rimasto. Ancora molte persone mi sembrano belle e mi danno il desiderio di conoscere la loro storia. Ancora mi piace sedermi al tepore di una casa d’inverno per sentir raccontare la vicenda di un’esistenza, delle troppe sconfitte, di quel tempo in cui eri a Berlino Est per mettere in scena Brecht e crollò il muro e poi basta, fine dei contratti e dei pagamenti. In questa sera sul ciglio della strada, in questa notte sul ciglio della primavera, in fondo sento di non aver perso l’amore per quei momenti in cui le anime si schiudono per un attimo allo sguardo.

La mia compagna di viaggio dorme. Non siamo sul ciglio della strada e lei non è neanche accanto a me, separata dalle zone rosse che espandono le distanze e acuiscono la nostalgia. Abbiamo condiviso un frammento di eternità, ci siamo lasciati permeare dagli occhi dell’altro, abbiamo lasciato che gli aggettivi delle nostre storie si scambiassero e alla fine non sapevamo più cosa appartenesse a chi. Eppure questa sera, nonostante Lolli, Handke e i ricordi di adolescenza, nonostante i racconti, il solco della lontananza si apre nell’animo come il gelo della finestra nel primo mattino. La canzone finisce e rimango a cullare i pensieri nel silenzio della mia solitudine.

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