Quando il resto va via

Dammi la mano che il tempo per scrivere un verso di colpo
Scompare
Come conchiglie nel mare
Come le biglie lontane
Noi siamo ciò che rimane
Quando il resto va via
E la chiamiamo poesia
Noi siamo un modo di fare
E tutto il resto è l’amore
E un po’ di fantasia

Sergio Andrei, Ciò che rimane

Come somigliano alla stasi, questi giorni di mutamento. Mi dicono che qualcosa stia accadendo, fuori, lontano, ma la lampada nella stanza accoglie ogni mio mattino e la televisione, a sera, racconta le stesse cose senza variazioni apparenti, come in quel brano di Boccherini riarrangiato da Berio in cui il crescendo è talmente leggero che lo percepisci solo a posteriori, quando arriva al suo massimo per poi svanire lentamente. Come somigliano alla stasi, questi giorni di mutamento. Ho messo a posto i libri e i significati delle poesie appaiono legati alle storie di ieri, a un’altra vita che ora nel vuoto sembra sparire lentamente, divenire ricordo, ritirarsi dalla concretezza dell’oggi per trasformarsi nella carta scolorita di un passato che non può essere recuperato.

Come sempre, nei giorni del passaggio leggo libri che parlano della morte e della fine. I predicatori raccontano le pagine dell’Ecclesiaste sull’inutile fatica dell’esistenza e parlano delle relazioni che abbiamo e di quelle che perdiamo. Effettivamente, l’immagine di una rete di volti da cui mi sto allontanando è quella che maggiormente riconosco nel silenzio di questi giorni, come se la stanza che a sera mi riaccoglie con i versi di Ginsberg appoggiati sulla libreria fosse una diligenza che nella notte si allontana da una città nota in cui ho vissuto a lungo per condurmi altrove. Forse, dunque, l’immobilità è solo quella apparente delle navi in fuga di cui parlava Galileo e non mi sto solo allontanando da volti e ruoli chiusi fuori dalla porta e ormai inattingibili, ma anche avvicinando a nuove stanze in cui sarò altre persone e avrò altri sogni. Per ora, il futuro non ha forma e mi immergo nei frammenti del presente, in un brano di Bernstein o in una canzone di Sergio Andrei che ho sentito molte volte tempo fa. “Siamo ciò che rimane quando il resto va via/e la chiamiamo poesia” dice e mi sembra che raffiguri bene questi giorni di mutamento. Sono ciò che rimane quando il resto va via.

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