Era da tanto tempo che non iniziavo l’anno suonando. Ritrovare Strauss è stato un po’ come reimmergersi nei colori degli inizi di gennaio dell’adolescenza, quando gli spigoli del contrabbasso urtavano contro le pareti del vecchio teatro Comunale e i capodanni dell’infanzia trascorsi a guardare in televisione il concerto di Vienna erano tutto il passato che avevo. Mi sono ritrovato in luoghi della mente e della memoria che avevo smarrito da tempo ed è sempre curioso osservare come siano sufficienti un luogo adatto, qualche nota (come la Sonata di Vinteuil che accompagna i mutamenti d’animo di Swann nei confronti di Odette nella Recherche) affinché la coerenza di identità nella quale mi sento saldo e di cui talora avverto le limitate possibilità si sfaldi e riemerga il ragazzo che, a quindici anni, suonava la Persischer Marsch sul palco di un teatro che non esiste più e non sapeva nulla, come scrive il poeta vicentino Lanaro, “di città, di onori, di tempeste”.
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