A F., con gratitudine
Non aspettiamo la fine del mondo, stanotte
oltre la strada, dietro gli alberi
il mare racconta le storie dell’infanzia
della casa dalla grande terrazza dove io scrivevo, tu giocavi
e i volti che ci guardavano ora compaiono nel buio di una stanza
nel profondo del sonno
e non sappiamo più se sono vivi o morti
se il tempo è davvero passato
se il racconto che facciamo di noi giorno dopo giorno non è che una storia come altre
l’invenzione di un sogno più vivido
o più duro a svanire.
Non aspettiamo la fine del mondo, stanotte
l’aria della sera lambisce un crinale del tempo
in cui i giorni si confondono e dietro i vetri al piano terra
un adolescente racconta una libertà non vissuta, uno studente canta la solitudine
di un mondo intravisto nella nebbia
di emozioni soffuse nella distanza degli uomini.
L’albero nel giardino è sempre là
è sempre là la musica nel grande parco vicino casa – suonano jazz, stanotte che il mondo non può finire –
e l’Adriatico confonde l’estate con i colori di altre estati
quando l’apocalisse era lontana e in un pomeriggio d’agosto
una voce mi accompagnava oltre i pini, verso l’acqua
– nuota sempre in orizzontale, diceva,
allora che il mondo non doveva finire e morire era un gioco da non rischiare.
Eppure ripenso ai tuoi occhi, in questa sera in cui niente finisce, in cui il tempo è ogni tempo, in cui le ombre della notte
hanno la concretezza dell’asfalto
e i sogni infranti sono ancora interi
gli amori non vissuti una possibilità da considerare
in un futuro che non supererà l’alba.
I tuoi occhi, mattino dopo mattino,
hanno dato forma ai giorni, si sono fatti lasciare e riprendere
mentre la nave salpava e approdava
hanno raccontato una storia in cui il volto nello specchio pareva sorridere
e a un certo punto
forse
era il mio.
Questa sera che il mondo non finisce
questa sera che il tempo non ha patria
mi incammino sulla strada tra le ombre
e fuori da questa notte c’è solo il tuo sguardo
fuori da questa inquieta sospensione dei giorni solo il nostro andare e venire
il nostro trovarci alla fine di tutto sulle rive del mare.
Lontano, nell’Adriatico che sciaborda
le voci non hanno consistenza.
Questa notte attendiamo la nascita del mondo
seduti sulla spiaggia con le ombre di chi siamo stati
di chi saremo di chi non saremo mai.
Rimango qui con la certezza dei tuoi occhi
e dello sguardo nello specchio
che mi ha visto felice.
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