I
Fuori dalla stazione
– annuncio ritardo: il treno regionale 4210 per Pescara arriverà con un ritardo stimato di quindici minuti –
si scusano per il ritardo
nella piazza una fontana a meridiana, un orologio che lampeggia
un palloncino attraversa la strada
tra i piedi dei passanti
diretti verso treni
che non giungeranno, non ancora.
Oltre il binario
– treno in transito al binario 1 allontanarsi dalla linea gialla –
la spiaggia
il mare disegna figure d’infanzia
e di nuovo l’estate
è il luogo e il tempo di leggere romanzi
di inseguire Tolstoj lungo le strade del centro affollate per il mercato
quando l’adolescenza scopre il mondo
prima che il cielo cada sulle speranze dei vent’anni.
II
Dicono che pioverà
tra le cinque e le sei
da tempo
incontro di rado la mia solitudine
da tempo
non penso più alla morte
da tempo
a volte sono felice.
Tra le cinque e le sei piove
nella gelateria fa freddo
sembra autunno
mentre ritirano i tendoni zuppi d’acqua
mentre portano dentro le sedie
mentre si fanno i piani per l’avvenire
case stipendi auto matrimoni
speriamo nessuna malattia
speriamo.
III
La grande casa sul viale
non mi appartiene più
le sue pareti bianche
non sono le mura su cui bambino
mi ferii cadendo in una curva in bicicletta
né i suoi balconi stretti
l’ampia terrazza su cui leggevo Pirandello
mi immergevo in Montale
o nei Russi
a diciott’anni
più o meno.
E i volti sono i volti di altre storie
le voci sono le voci di altri luoghi
niente di personale qui
in questo residence
abbandonato anche dai miei fantasmi
che tornano a volte in sogno
per lo spazio di un caffè
o di un ricordo d’infanzia.
IV
Sulla via del ritorno
tre bagnanti che giocano
il sole sulla strada
filtrato dai pini
il vento è quello di sempre
come il rumore del mare d’estate.
Lontano, le nuvole
sono isole perdute al largo
vicino, i ricordi
sono evocazioni dell’invisibile
delle esalazioni del tempo
lungo i brividi della pelle.
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