L’amore ai tempi delle chat

Il sole che tramontava sul mare ricordò che l’estate era ormai alla fine. È come in un libro di Izzo, pensai, qui sulle rive del Mediterraneo prima di perdersi per sempre. Ma io non ero Fabio Montale, né lei una di quelle donne sfiorate appena nei bar del porto di cui parla lo scrittore marsigliese. Avevamo parlato tanto di noi, anche se il silenzio attuale rivelava un certo imbarazzo – ci eravamo scritti a lungo, avevamo passato le sere a mandarci vocali e a volte a telefonarci, dopo quei primi timidi contatti su un sito. Cosa piace a me, cosa a te, i soliti convenevoli e poi ci eravamo raccontati le nostre vite, le mie inquietudini di ascoltatore di storie, lei alle porte di un dottorato in filosofia, forse si sarebbe occupata di Husserl, ma non lo sapeva ancora. Una sera mi aveva chiamato, avevo voglia di sentirti, non ci siamo mai visti e non sono del tutto sicura della tua esistenza. Finimmo a discutere di religione, di luteranesimo e di quale fosse il disco migliore dei Pink Floyd tra The dark side of the Moon e The Wall, tertium non datur.

Ci eravamo toccati, in qualche modo, e il silenzio imbarazzato forse significava questo. Come dare voce a quello che era passato tra noi ora che tutto si trasformava in un impasto di sguardi, di voci, di sensazioni tattili date anche semplicemente dalla vicinanza. Nel dubbio, tacevamo, a volte facendo riferimento ad alcuni progetti di viaggio di cui avevamo parlato insieme, altre a discorsi filosofici che non avevano mai seguito. Usare i soliti convenevoli di una conoscenza sarebbe stato quasi un tradire quel senso di vicinanza che avevamo costruito nel tempo e così bisognava che ognuno di noi si abituasse all’altro per il tempo necessario a riuscire a riprendere il filo del discorso interrotto in una chat o una telefonata.
Alla fine, mi invitò a camminare. In un lido suonavano un ritmo di tango. Mi hai detto che hai fatto un corso per un po’, mi disse. Sì, ma non credo di essere ancora in grado, risposi. Fammi vedere, replicò.

Rimanemmo là, ballando lentamente nella sera che scendeva. Forse non avevamo bisogno di parole, ma del lento scorrere di Bahía Blanca, in sottofondo, alle porte della notte.

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