I
La notizia arrivò al Ministero intorno all’ora di pranzo. Inizialmente si trattava di poche frasi sussurrate tra una conversazione e l’altra alla macchinetta del caffè, quindi giunse qualche conferma attraverso una radio libera gestita da un centro di controinformazione che aveva sede in una sorta di comune hippy poco lontano dal Ministero.
Anatolij fu il primo a parlarne apertamente. Era uscito di prima mattina per passeggiare, tornò sudato e trafelato mentre io e Arsenio cercavamo di contattare l’assistenza per riparare la macchinetta del caffè, bloccata ormai da giorni.
Mormorò a mezza voce: “Il convoglio è sparito”, ma fu difficile, nell’immediato, contestualizzare questa alquanto vaga affermazione.
“Quale convoglio, Anatolij?”
“Il convoglio, il convoglio” ribadì lui e si recò verso le cucine per reperire un bicchiere d’acqua.
Dopo dieci minuti, tornò, un po’ meno affannato, e ci diede le prime frammentarie notizie dell’accaduto.
II
Dal Giornale Radio straordinario di Radio Libera Morte
“Buongiorno, interrompiamo la trasmissione del concerto dei Grateful Dead per un’informazione giunta poco fa. Come sapete, stamani una delegazione del Ministero della Morte, costituita dal Ministro H., dal viceministro G. e da altri dodici delegati delle principali divisioni del Ministero era in viaggio verso il mondo dei vivi per una valutazione delle possibilità di intervento per la riduzione dei flussi in entrata e l’incremento dei flussi in uscita. Tuttavia, il convoglio che portava la delegazione non sarebbe giunto a destinazione e non risponderebbe più ai segnali radio. L’ultima comunicazione, intorno a un’ora fa, non dava apparentemente segni di allarme. Sono in corso le ricerche del convoglio e dei suoi occupanti.”
III
La sera andammo a teatro, al dodicesimo piano del Ministero. Ionesco presentava una versione lievemente rivista del “Rinoceronte”, con vari riferimenti all’attualità francese e all’avanzata elettorale dell’estrema destra. Per tutto il giorno le notizie si erano inseguite con una frammentarietà data dall’assenza di una rete informativa strutturata nel mondo di là, dove, secondo quanto diceva chi vi abitava da più tempo come Anatolij e Amaya, non c’era mai stata particolare necessità di sapere in tempo reale cosa succedesse negli insediamenti spesso di piccole dimensioni che occupavano in modo irregolare le terre controllate dal Ministero della Morte. Peraltro, mi spiegò Anatolij, la natura narrativa del mondo di là rendeva ancora più problematico trarre informazioni su di esso: “Vedi, qui funziona così: quello che è nella tua memoria o nella tua storia può diventare reale. Qui non ci sono davvero mura, case, auto: tutto è legato a quello che immagini, a quello che ricordi, a quello che racconti. A volte però i racconti e le memorie di più persone si incontrano e questo dà solidità agli edifici e ai luoghi: gli spazi del Ministero esistono perché i dipendenti li raccontano a chi arriva e se li raccontano tra loro. Questo li rende solidi e fa sì che li vedano anche coloro che non partecipano del racconto. Per questo qui molti si riuniscono sulla base del loro passato o dei luoghi di provenienza: così possono dare solidità alle loro storie e rendere stabile ciò che con le storie concretizzano. Solo che questo ha un problema: questi luoghi non sono uguali per tutti. Ci sono storie condivise, che sono stabili e condivise da tutti o quasi: il Ministero lo vediamo tutti e tutti lo raccontiamo, la comune hippy sulla strada che conduce in campagna è raccontata da chi ci abita e da tutti noi, quindi esiste in modo condiviso. Tuttavia, ci sono dei luoghi che sono raccontati solo da una o da poche persone e che dunque potrebbero non essere visibili da tutti semplicemente perché hanno la concretezza fugace dei sogni, esistono solo per chi li vede.”
“Come il paese della mia infanzia…” mormorai. Anatolij mi guardò interrogativo.
“Quando siamo andati al mare, mi sembrava di essere andato nel paese della mia infanzia, ma mi sono chiesto se altri vedessero qualcosa di diverso mentre eravamo lì…”
“Ah, quando andiamo al mare io mi sento sempre nei pressi del Mar Nero, dove mi fermai per qualche giorno nella prima estate dopo la Rivoluzione e avrei voluto rimanervi per sempre… Ecco, vedi? È un racconto non condiviso e quindi ognuno di noi trova là qualcosa di diverso e questo vale per molti luoghi. Ci vogliono molti racconti per rendere un luogo visibile a tutti e anche allora, se per qualche ragione nessuno più raccontasse quel luogo, nessuno più lo menzionasse per un po’ o si ricordasse della sua esistenza, quel luogo sparirebbe per sempre. Tutto in questo mondo ha la volatilità dei sogni, esiste solo se viene narrato…”
“Quindi, avere dei riferimenti precisi è difficile…”
“Esatto. Non posso dire che a New York è successo questo e a Mosca quest’altro, perché dove io vedo New York e Mosca tu magari vedi la grande città in cui hai vissuto, oppure un lago dove trascorrevi le vacanze… Le informazioni si reggono sulla presenza di racconti condivisi, ma di racconti davvero condivisi, qui, ce ne sono pochi, il Ministero della Morte, forse, la comune hippy, alcuni villaggi di contadini medioevali che hanno rifiutato di tornare a nascere attraversando il Vortice della Vita. Tanti, qui, vagano soli o in piccoli gruppi, persi in un sogno che credono vero, finché qualche delegato del Ministero non riesce a convincerli a entrare nel Programma Nascite.”
Ci trovavamo in coda in attesa di entrare. Intravidi la dottoressa Nardi, visibilmente scossa – Amaya mi disse che avrebbe dovuto essere nel convoglio con il Ministro H. e che solo per la necessità inderogabile di andare ad accogliere un defunto non era partita con lui. Da quello che si sapeva, non c’era traccia del convoglio in nessun luogo, nonostante le ricerche effettuate. Era stato contattato anche l’ufficio delle Nascite, che nei pressi del Vortice della Vita si occupava del percorso preparatorio a tornare sulla Terra, in quanto a un certo punto era stato ipotizzato che qualcuno potesse aver rapito gli occupanti del convoglio e averli gettati nel Vortice per farli rinascere. L’impiegato Cotton aveva fatto presente un po’ piccato che non era così semplice e che per rinascere era necessario sottoporsi a un processo completo di denarrativizzazione. “Bisogna perdere ogni racconto e ogni memoria per poter entrare nel Vortice e attraversarlo senza esserne respinti e ci vuole tempo… Altrimenti tutte le volte che ci sono caduto dentro per sbaglio sarei rinato e ora ci sarebbe un altro al mio posto.”
Insomma, non c’erano notizie e mi chiedevo anche se, al di fuori del Ministero, la questione interessasse davvero, in quel mondo di anime perse nei loro sogni più o meno condivisi di cui mi aveva parlato Anatolij. Di sicuro, tra gli occupanti del grattacielo, fossero essi dipendenti oppure abitanti dell’Alveare, la tensione era palpabile.
Prima dello spettacolo, un rappresentante del Ministero lesse un comunicato generico in cui affermava la sua preoccupazione per la situazione, poi le luci si spensero e, prima che gli attori potessero entrare in scena, una voce proveniente dal fondo del teatro iniziò a parlare.
IV
“Gentilissimi defunti. È con un po’ di dispiacere che vi devo comunicare l’avvenuto rapimento del Ministro H. e degli uomini del suo convoglio. Il motivo, penso che sia chiaro a tutti: è necessario che venga infine fatto qualcosa per ridurre il sovraffollamento di questo mondo. I tentativi fatti finora non hanno avuto successo, dunque ecco qui un incentivo: H., il vostro caro e amato H., si trova in una località segreta dove sta per essere sottoposto a un lento processo di denarrativizzazione. Alla fine – credo che impiegheremo una trentina di giorni – verrà gettato nel Vortice della Vita e fatto rinascere. Il processo potrà essere interrotto solo qualora il turnover tra i vivi e i morti venga ridotto del 50%. Potete fare come volete, aumentare il numero di coloro che tornano in vita, magari iniziando da chi abita nel cosiddetto Alveare, gente che nella vita non ha fatto niente se non seminare discordie politiche o scrivere versi inutili e che quindi forse si gioverebbe di una seconda opportunità, oppure porre fine alle guerre nel mondo di là, decidete voi, a me e a chi è con me non interessa cosa farete. Dovete però conoscere la posta in gioco. Sapete bene – o forse no e dunque è utile ripeterlo – quale sia la funzione del Ministro della Morte in questo mondo: in assenza di Dio, egli è il supremo narratore di queste terre. Egli ogni giorno racconta la storia di questo mondo e così facendo lo mantiene in vita. Per questo, ogni volta che il Ministro cambia, il processo richiede anni, in cui il vecchio Ministro insegna al nuovo tutte le storie da raccontare, una dopo l’altra, fino a che il nuovo non le ha imparate a memoria. Se il Ministro perde la memoria, questo mondo crollerà e chi morirà finirà nel nulla, senza più altra difesa dall’annientamento che la sua povera fantasia. Via via che le storie svaniranno dalla memoria di H., pezzi di questo mondo saranno perduti per sempre e coloro che ci vivono finiranno in un’oscurità che non può essere illuminata dai ricordi del passato. Dunque, vi consiglio di prendere velocemente una decisione. Nascere o svanire, questo è tutto.”
La voce tacque e gli attori entrarono in scena.
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