L’ultimo sogno di Icaro

Ciò che di bello ha la vita, penso
è la malinconia
non la felicità, non l’aderire alla bellezza dei giorni e del tempo
ma l’osservare immobili lo svanire di ciò che è stato
nella pioggia che bagna un altro ottobre
la scomparsa dei sogni prima che ne nascano di nuovi
e la grandezza di ieri è già finita.
Avremo tempo per la rinascita tardiva dell’autunno, penso
ora depositiamo i nostri entusiasmi come i sassi sul greto del fiume
ci siamo sentiti gli eroi di un romanzo solo immaginato
e il tramonto ci ha sorpresi mentre eravamo ancora in volo
facendoci perdere la rotta verso il sole.

La fine dell’estate portò il lutto dei sogni
– in fondo al labirinto, il Minotauro dormiva
e con ali di cera ne sorvolammo i pensieri
fino a giungere al mare caldo di ottobre
e alle stelle tremolanti nascoste tra le onde.
In fondo al labirinto il Minotauro sognava
una sera a Livorno, di fronte al teatro
una poesia e un libro che parlava di nostalgia
attendendo che le porte si aprissero
sull’immobilità perfetta di un giorno senza nome.

Allora
gli anni gli parvero pochi e la stanchezza
un ricordo felice dei giorni di scuola
quando di intero c’erano ancora
le illusioni delle strade ancora da prendere
prima di perdersi nell’intrico di Cnosso
nei desideri confusi del padre Minosse
quando il filo di Arianna si intrecciò sempre più
svolta dopo svolta tra le mura nere
e la giovinezza era ormai finita
e la tela troppo tessuta per essere svolta.
È un palazzo per te, disse il padre Minosse
dove seguire la strada per ogni progetto
e per diventare grandi basta guardare le frecce
destra, sinistra, di nuovo destra
ma non disse mai che era facile perdersi
e che la via percorsa non torna mai indietro.

Socchiudendo gli occhi, il Minotauro ci salutò
forse invidioso del nostro viaggio nella notte
verso il mare scuro, verso un altro sole
verso l’essere altrove dall’ombra del dedalo
dei grandi progetti che ci avevano illuso
dei grandi sogni che ci avevano rinchiuso.
Non so se fu il sole a scioglierci le ali
o il passare del tempo che spegne ogni volo
di nuovo tornammo tra le mura di ieri
e solo la nostalgia rimase a raccontare
che oltre il buio delle notti autunnali
delle bottiglie di ouzo al tepore di una stufa
avevamo visto il mare, immaginato una nave
e altri volti ad attenderci in un porto straniero.

Avremo tempo per la rinascita tardiva dell’autunno
su questa isola in mezzo al niente
piena delle rovine dei sogni infranti
piena dei castelli con cui credevamo
di vedere un giorno il volto di Dio
e ora ci intrappolano nell’odore di muffa
a contare i giorni da una liberazione impossibile.
Ciò che di bello ha la vita
è la malinconia
è il silenzioso sbiadire dei colori d’infanzia
mentre agli anni delle sconfitte succedono le sconfitte
mentre impariamo lingue per viaggi immaginari
mentre compriamo biglietti per aerei mai presi.
Nel labirinto, il Minotauro racconta storie
domani arriverà un’altra nave
forse, infine
potremo prenderla
forse, infine
potremo fuggire.


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