La felicità, di questi tempi, è nell’abitacolo della macchina, quando fuori piove. La radio suona De Andrè e La buona novella sembra qualcosa in cui poter credere – o perlomeno credo al calore che dà, a quel senso di lontananza dalla morte, alla percezione della presenza del futuro. Fuori piove, in questo giorno di allerta meteo che sembra inondare le città senza toccare la campagna, in questo giorno in cui l’unica cosa che arriva qui, in cima alla collina, è una nebbia fitta e le immagini di distruzione sembrano venire da un altro luogo, da un altro tempo, nonostante siano in fondo poco lontane.
La felicità è in quest’abitacolo lanciato nella notte, perché qui, tra la musica di Via della Croce e il buio della campagna, sembra che si possa ottenere una sospensione del viaggio con la morte in cui ci siamo imbarcati tempo addietro, sembra che si possa tornare a prima, a un tempo in cui ancora qualche illusione reggeva. Ho sempre camminato fianco a fianco con la malinconia, con la nostalgia, con la perdita. Ho sempre elaborato lo sfilacciarsi della vita giorno per giorno, la consapevolezza che ogni momento d’amore, d’affetto, di amicizia è in fondo un frammento di qualcosa che svanisce senza poter essere trattenuto fino in fondo, che la felicità forse è una cosa semplice davanti al mare, come scriveva Izzo, ma è anche un correre a vedere il colore del vento, come canta De Andrè, un momento che svanisce non appena la marea serale porta la bonaccia. E dunque ho sempre avuto bisogno di luoghi in cui sapere di poter ritrovare la felicità, luoghi da cui tenere fuori la morte, la consapevolezza della fine di tutto, il tutto è vanità su cui insiste l’Ecclesiaste. Questo abitacolo, questa musica, questa solitudine sono uno di quei luoghi.
Oggi venivo sollecitato sulla serenità della fede, su quanto la fede porti ogni risposta. Di risposte in realtà le mie letture inquiete della Bibbia ne hanno portate molto poche. Dio è vicino, ma nascosto, misterioso, difficile da afferrare, incomprensibile sul senso del dolore come scopre Giobbe nella sua interrogazione riguardo alla sofferenza. Forse, anche lui riesce a sopravvivere rimanendo in abitacoli colmi di felicità, che siano ben separati dal mondo di fuori, pieno di una crudeltà difficile da sostenere. Chissà, forse anche lui ascolta De André. Forse anche lui pensa alla morte. Forse anche lui si chiede, a volte, se tutto abbia avuto senso.
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