Il padre del contrabbassista

A Peppe, con affetto

Il padre del contrabbassista non ha sempre saputo di essere il padre del contrabbassista. Fino a un certo punto, ha pensato che il figlio fosse un bambino come gli altri, di quelli che sognano di fare il calciatore, poi si rendono conto che non riescono a prendere la palla neanche con le mani per mancanza di coordinazione e finiscono a fare qualche lavoro che garantisce il mutuo e il posto fisso come l’impiegato alle poste o il prete. Non sa di preciso quando è diventato il padre del contrabbassista. Sa solo che a un certo punto il suo virgulto, sangue del suo sangue, ha deciso di abbandonare gli studi pianistici e che in una giornata d’estate sua moglie, sulla buona strada per diventare la madre del contrabbassista, ha portato il suddetto virgulto ed erede al trono a scoprire quello strumento dalle dimensioni un po’ eccessive che però suonava tanto bene. Il padre del contrabbassista, uomo pratico, forse si era illuso che il figlio, che già si lasciava notare più per le capacità intellettuali che per un’abilità pratica anche media riguardo allo stare al mondo, avesse quel minimo buon senso che gli consentisse di scegliere di suonare uno strumento che fosse agilmente trasportabile. Invece, in un giorno di settembre gli è stato presentato un oggetto di un metro e ottanta e la famiglia ha deciso democraticamente che l’auto del padre del contrabbassista era la più adatta a trasportarlo.

Il padre del contrabbassista, da allora, ha trascorso molto tempo in quell’auto. Ha portato il contrabbassista alle prove, l’ha aspettato tre ore, è andato a riprenderlo. Se fosse stato un amante della filosofia, avrebbe forse finito l’opera completa di Sartre nel tempo passato ad attendere il contrabbassista. Se fosse stato un lettore di romanzi, avrebbe esaurito la letteratura russa. Più modestamente, il padre del contrabbassista, uomo pratico a differenza del contrabbassista, ha avuto molto tempo per fare telefonate di lavoro o per socializzare con gli altri padri di musicisti, notando come gli altri musicisti avessero la possibilità quasi magica di muoversi autonomamente utilizzando i mezzi pubblici, liberando talora gli augusti genitori dall’incombenza di accompagnarli.

Il padre del contrabbassista ha sperato allora nell’ottenimento della patente da parte dell’erede al trono, per scoprire poi amaramente che il principe ereditario del Lussemburgo anche dopo aver conseguito la licenza di guida avrebbe molto gradito essere accompagnato dal suo personale ministro ai Trasporti. Ha continuato a trovare centocinquanta modi per smontare la sua automobile per farci entrare il contrabbasso e a chiedere al contrabbassista se si fosse infine deciso a muoversi in autonomia.

Oggi, poco si sa del padre del contrabbassista. Il contrabbassista, per quello che si dice, fa un lavoro di quelli che la gente ti guarda strano se dici che lo fai, tipo il rapinatore di banche o lo psichiatra. Lui forse pensa con malinconia ai tempi andati, oppure no, guarda la sua macchina ancora intera, riflette sul fatto che non la deve più smontare e in fondo è felice.

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