Presto sarà inverno.
Lo dice il gelo di questa notte solitaria
in cui ogni trama di storia si svolge
e chi sono stata scompare entro il sospeso ritmo del tempo
-rimane lo sguardo, muto testimone di questi giorni sbadati
e poi un cinema la domenica pomeriggio, una foto dimenticata sul divano.
Ora che il mondo è lontano, oltre il mare nero che rumoreggia dalla finestra
dimentico chi ho detto di essere
nei minuti racconti nelle strette di mano
dimentico chi mi hanno detto che sono
i certificati timbrati in rosso le voci della festa
Nulla è più qui, solo questo osservare
questo lasciarsi permeare da questa notte sospesa
dove l’autunno appena nato lascia il posto a dicembre
e dove nel vuoto degli uomini delle parole delle storie
distruggo la tela e rimango
con i fili dei miei ricordi senza dare loro senso
con frammenti di emozioni che non saprò mai dire
con il tempo insensato in cui mi sono lasciata vivere.
Nella valigia della partenza
avevi sostituito ai vestiti i libri non letti
alle certezze le nostalgie
alla speranza la malinconia.
Vivevi, allora, al limitare dei giorni
coltivando nell’anima il tuo vuoto di senso
L’autunno aveva lavato le ali ai tuoi sogni
e di notte non attendevi più
un messaggio silenzioso proveniente dall’infinito.
Al di là del mare, solo il tramonto sull’Egeo
sulle scogliere di Itaca, solo trame di storie
che ora svolgo ogni sera per scordare
il tuo volto, il tuo nome
la speranza.
Un tempo, su una spiaggia
mi dicesti di cercare solo
la sospensione del tempo
il silenzio di una sera
in cui di nuovo avesse senso la poesia
in cui di nuovo si potesse scappar via
dall’acqua che scorre tra le dita nelle mattine d’estate
dai minuti che sfuggono per essere riempiti
dalle opere degli uomini dalle strutture del presente
costruite e distrutte
da una tessitrice laboriosa ai confini della notte.
Arrivato a trent’anni
mi chiedesti del blu del Tirreno del verde chiaro dell’Adriatico
e di notte le onde riportavano l’ombra dei morti
il ricordo che sbiadisce nei rumori di una sera
a rincorrere il tempo nell’oscurità di una spiaggia
e andavamo e venivamo lungo il mare silenzioso
ultima culla dell’umano che cerchiava l’orizzonte.
Salpasti all’alba per creare nuovi sogni
lasciando le malinconie delle prime piogge
a ingiallire con i racconti usati del mondo di ieri
ormai inutili per nutrire
le fauci tristi dei giorni a venire.
Questa notte, sono dimentica di tutto
la tela si svolge e scompare ogni mia storia
scompare il senso del tuo volto la mattina della partenza
scompaiono questi anni di attesa ad ascoltare vecchie canzoni.
Questa notte, sono puro sguardo
oltre le note del flamenco che arrivano dai caffè
e non c’è più tristezza
né passato né futuro
solo questa oscurità infinita
solo questo eterno
lasciarsi esistere.
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