Canto di Natale

Cosa rimane
di un tempo che muore alla fine dell’anno
-ancora, le opere dei giorni ci hanno sfiancato
senza distruggerci del tutto
ancora, il tempo della fatica ha ostruito la gioia
ancora il futuro è un ripetersi stanco
un brano minimalista nella melodia dei secoli.

Cosa rimane
di questi morti inspiegabili all’inizio della primavera
dei morti di Natale distrutti dalla solitudine
Attendiamo di nuovo l’estate, venuta e scomparsa
e ogni giorno non si rinasce, non ora, non qui.

Nulla rimane
dei romanzi che ho fatto e disfatto nella mente
costruendone l’atmosfera ma mai la trama
intravedendone i volti ma mai le storie
È così difficile narrare la sera di fronte al fuoco
è così difficile serrare tra le dita
le storie di un mondo che fugge
spargendosi nelle mille luci di televisori accesi
di schermi di voci di volti
Restano solo poesie
schegge di senso nella realtà smarrita
nelle rovine delle tesi antitesi sintesi
in cui credette qualcuno, forse
non noi
che non crediamo agli eroi.

Non leggiamo più allo stesso ritmo
hai detto mentre l’inverno incalzava
sull’aereo che tornava sorvolando Roma
-in America credevano ancora agli eroi
e fuggivano il disincanto dell’Europa.
Eravamo, allora, uomini delusi di ritorno dall’abisso
e il tempo migliore era quello della nostalgia
prima dei morti da rimpiangere nel giorno di Natale
prima dei racconti di famiglia che si spengono in Dicembre
prima di tutto quando tutto era intero.

Al ritorno hai iniziato a leggere Adorno
che sapeva la differenza tra il bene e il male
in musica, la necessità di contrastare l’arte come prodotto
attraverso la solitudine che svuoti di ogni senso
Sulla High Line, tuttavia, niente era chiaro
Il sole tramontava sull’Hudson scendendo su Brooklyn
e le macchine acceleravano tra le case di Chelsea, dirette a nord
più giù, il Chelsea Hotel, Cohen e qualche altro ricordo.

In fondo
il senso di questo tempo vuoto è il tuo sorriso quando rientro a casa
forse banale così impoetico
così poco eroico negli echi del traffico
il senso è nel contatto inatteso nella tua voce al telefono che mi dice che mi aspetti
e pensare che in fondo
sarà bello vedersi.

Viviamo un tempo di brevi respiri
dove la vita è in un ricordo d’amore su un letto disfatto
viviamo rubando i residui di ciò che siamo
ai mesi che cancellano i mesi e le storie
Intanto l’anno muore nella rigida continuità dei giorni
che ripetendosi non significano
come parole
dette troppe volte.


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