In merito alle cose dette e taciute
e in merito anche a quelle solo immaginate
in merito alle accuse e alle autoaccuse
ai sensi di colpa e alle vendette
in merito alle questioni sollevate
e alle mille domande poste nel tempo
in merito a una sera di primavera a inseguire l’adolescenza
alle mattine di Capodanno a suonare Strauss
e alle notti dell’età adulta dietro a troppi libri o film
riconosco
di aver giocato troppo con le parole e con i giorni
di aver trasformato la realtà più di quanto necessario
di aver cercato nell’arte la salvezza
dallo scorrere incessante della vita
confesso
di non aver compreso altro senso che quello minimo leopardiano
l’odore della ginestra
la vicinanza delle anime che salva dall’abisso
ammetto
di essermi illuso troppe volte
di aver inseguito troppe storie
di essermi sentito troppo spesso
tra le onde del mare di un’altra estate
nella pelle di altre età
svanite dalla concretezza degli anni.
Cosa dirvi
se non che mi sono smarrito
che ho trovato dietro ogni svolta casuale della strada
un luogo che fosse casa
che sono partito all’alba di migliaia di inverni
senza salutare i volti di ieri
Cosa dirvi
se non che sono stato Zeno, Emma, Marcel
che sono inciampato sui racconti come si inciampa sull’esistenza
e inciampando non ho trovato niente
non il lampo che illumina il vuoto
non il canto delle sirene al largo sul Mediterraneo
giusto la polvere della strada
e il senso di sospensione prima di rialzarsi
che poi alla fine era bello stare lì
tra i sassi dello sterrato
dove nessuno chiede di dare una ragione al tempo
o di essere l’Odisseo del tuo viaggio senza eroi.
Tra i sassi dello sterrato
conta solo la terra che sporca le scarpe
il corpo che preme sulle ginocchia
la mano che aiuta a rialzarsi
non il futuro che non riuscirai a creare
non l’illusione di investire su te stesso.
Dunque, in conclusione
in merito a tutto, in merito all’esistenza
alle occasioni perdute e a quelle sprecate
al talento disperso in parole scivolose in una notte ubriaca
confesso
di essermi seduto sul ciglio della strada
di aver fissato le foglie accumulate sull’asfalto
e gli scoiattoli in fuga verso gli alberi lontani
e di essere rimasto lì, a scrivere queste parole
a ripensare a mille poesie lette troppe volte
a respirare il tempo di non dare senso al tempo
ad abbracciare il nulla di un vuoto di senso
e ammetto
di essere stato felice
anzi, riconosco
di essere felice.
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