Poesie

  • Le ultime sere di febbraio portavano con sé il silenzio della prima neve le malinconie di uno Schubert assonnato nei bar di San Frediano a chiedersi il suo ruolo nella Storia l’utilità di scrivere dopo la fine dei tempi. Camminavamo insieme sull’orlo dell’ennesima sala illuminata sull’orlo dei nostri non detti dei desideri sospesi nello sviluppo

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  • L’ultimo inverno

    Dell’ultimo inverno ricordo le gocce di sonno sugli occhi delle donne la voce dei vecchi attori nei teatri di provincia il silenzio dei poeti nelle torri d’avorio. All’ombra delle prime piogge Irene era diciassettenne mi scrutava nel segreto delle sere precoci di gennaio bionda passante sull’ultimo autobus – gli acrobati, allora stavano in equilibrio sul

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  • Con le scarpe affondate nel tepore di un altro Natale mi rivedo ragazzo che scriveva incipit e raccontava storie interrotte alle solitudini di passaggio nella sala d’attesa dei suoi ventidue anni. Gli uomini a cavallo erano partiti presto, allora e io ero rimasto là, ad attendere un treno di mezzanotte che era svanito lontano disperso

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  • A Chiara, per i suoi ventun anni Il venditore di vento aveva cinque anni gli occhi perduti in centinaia di storie raccontate alla tenerezza delle sue prime sere si addormentò sulla spiaggia delle sue poesie folli dedicate all’ultimo frammento delle notti d’infanzia quando ancora la realtà era un gioco da inventare ridendo nei pomeriggi d’ottobre.

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  • Quindici anni

    Vieni beviamo questo inizio d’inverno che non ci appartiene che non ci è appartenuto mai – i sognatori d’estate muoiono nelle loro visioni oniriche d’agosto affogate dal the della sera e dalle voci di donna nelle notti di luglio – là abbiamo desiderato di annullarci in una luminescente storia narrata all’alba – il vecchio egiziano

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  • L’ultima volta che avevo udito le sirene fu sulla spiaggia di Finisterre, ai confini del mondo con i loro occhi persi nei miei sogni di bambino cantavano di navi in partenza per l’America di donne sedute a sera dall’altra parte del mare a raccontare storie ai marinai di passaggio. Più volte le cercai, in seguito

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  • Estate

    Asfalto nero fumante sotto le volte dell’estate protese al cielo guglie di vapor d’acqua nel mattino intrecciato di suoni di canti di solitudine. Raccontano che lontano antichi indiani custodiscano le storie dell’origine del mondo Come non crederci in quest’alba fragile profumata di terra in cui tutto sembra pronto per la partenza per andare lontano verso

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  • Sere d’estate

    Sere d’estate. Il fisarmonicista suona la sua nostalgia di occhi azzurri di nomi lontani perduti vicino a Varna alle porte del mare dimenticati a Cadice da un destino distratto. La strada buia riflette note, brandelli di canzoni “Se tu m’amassi – dice – se tu m’amassi” Il suono dei miei pensieri sulla ghiaia il rumore

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  • Jeanne

    Jeanne – occhi verdi – volto di un venerdì notte al terzo piano ad attendere l’alba ascoltando jazz e poi svanita nel chiarore del mattino Ti ho immaginata donna, nel 1950, ad ascoltare Django Reinhardt in una notte come tante, su a Parigi Ti ho inventato un dolore un padre morto in guerra nel millenovecentotrentasette

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  • Riconducimi là

    E in un mattino di novembre trovai la foschia sulle rive del mare ad attendermi in silenzio con brandelli di navi in partenza in arrivo oltre la nebbia dei giorni oltre la pioggia sottile che odorava di solitudine che profumava di nostalgia e di ricordi. Una ringhiera protesa sulla strada un brulicare di voci alla

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