Vieni
beviamo questo inizio d’inverno che non ci appartiene
che non ci è appartenuto mai
– i sognatori d’estate muoiono nelle loro visioni oniriche d’agosto
affogate dal the della sera e dalle voci di donna nelle notti di luglio –
là abbiamo desiderato di annullarci in una luminescente storia narrata all’alba
– il vecchio egiziano aveva occhi scuri e la voce di chi sa ancora cantare
Beviamo questo vento gelato che spazza via le nostre illusioni, i nostri libri di Stendhal, le nostre fototessere strappate in un mattino genovese
Beviamo i sogni infranti del nostro ultimo Apocalisse – A quanto pare il regno dei cieli non ci ha accolto neanche stavolta
E nella pioggia di dicembre beviamo la nascita lenta dei volti che saremo, specchiandoci nelle pozzanghere come facevamo da bambini quando immaginavamo l’uomo che saremmo diventati.
Immaginiamo.
Una vecchia foto mi racconta quello che ho perso.
Avevo quindici anni e nessun dolore da nascondere agli occhi giallastri dei lampioni
Quindici anni – promesse di estati infinite e di donne di vento
Quindici anni ad attendere una bohème alcolica che non arrivava mai.
In questa sera di dicembre
calda
profumata di ricordi
l’uomo nella stanza guarda il suo passato
sorride
dà la mano alla donna del lago
ai suoi capelli di vento
e ancora una volta
si rimette in cammino.
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