Scritti e racconti

  • Beethoven in autunno

    C’è quasi un’angoscia di senso, nel quarto concerto per pianoforte di Beethoven. Lo ascolto mentre il brusio mediatico riporta le parole di marzo, i contagi che crescono, la vita che di nuovo deve contrarsi per preservarsi. E dunque ascolto Beethoven, forse per trovare di nuovo la forza, forse per aggrapparmi alle sue olimpiche certezze. Di…

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  • Quello che mi viene richiesto è definirmi, darmi un volto. Lo richiedo a me stesso, dovrei comprendermi in qualche modo, immagino che dovrei avere qualche strumento ormai per farlo. Invece mi trovo qui, alla fine di un’altra serata, con le parole dette per darmi una fisionomia che non mi rappresentano, la stabilità di un volto…

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  • Sto ricominciando a ricordare i sogni. A diciannove anni li scrivevo, nella speranza di trovarvi qualcosa, una storia da raccontare probabilmente o forse un frammento di verità per comprendermi meglio. Il romanzo che pianificavo allora rimase un progetto, un quaderno abbandonato in un armadio e un incipit grandioso in cui una testa di Lenin avanzava…

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  • Sul ricordo

    Dimentichiamo l’infanzia e le poesie avevo scritto su un foglio prima che iniziasse il lockdown, prima che la vita si fermasse e tutto entrasse in una sospensione che tagliava i fili dell’esistenza senza che sapessimo se qualcuno li avrebbe mai riannodati. Dimentichiamo l’infanzia e le poesie, scrissi. Non ricordiamo ciò che coltiva l’illusione del superfluo,…

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  • Pubblico anche qui un contributo che ho scritto per circledebates.com cercando di comprendere, con i pochi strumenti che ho a disposizione, le origini dell’angoscia e della speranza in questi giorni di stasi. Sono quasi un sentirsi postumi, questi giorni di sospensione e di attesa. Da fuori giungono notizie che parlano della necessità di difendere la…

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  • Uscendo da teatro, discutiamo di come ci raccontiamo, di come rappresentiamo le nostre vite giorno dopo giorno. Siamo stati a vedere un monologo basato su tre drammi di Jon Fosse e siamo stati pervasi dalle storie mancate di quei testi, dalle esistenze che si sarebbero potute vivere e che invece non sono state perché i…

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  • In questi pomeriggi d’Ottobre, vivere a Firenze sembra quasi facile – basta salire in macchina, mettere su gli Stones e fare un giro nella città tiepida dopo l’afa estiva cantando Paint it black. Questi giorni d’autunno hanno la malinconia delle storie che finiscono, delle storie che iniziano, dei progetti di un anno che sono giunti al…

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  • Il cappotto grigio

    I don’t believe in an interventionist God (Nick Cave, Into my arms) Il cappotto grigio che camminava nella notte, oltre i riflessi delle vetrine di Via de’Cerretani, non aveva più nome né identità. Libero dai vestiti usati del giorno, dall’aria professionale dei pomeriggi d’inverno, egli aveva smesso di esistere in una profondità temporale e aveva…

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  • L’inverno non terminava. La pioggia sottile bagnava i sogni, le speranze di fuga e d’estate. Tanto tempo prima avevo letto Kerouac su una panchina, davanti al prato della scuola di musica, e richiudendo il libro avevo immaginato il giorno della partenza, in una mattina di luglio. Non c’era futuro, allora, e non nell’accezione nichilista che…

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  • Flussi di maggio

    La sera il vento cala e la stanchezza del sole sulle pareti delle case che un tempo mi sembravano appartenere a una California in minore fa presagire l’estate. De Gregori canta di bambini al secondo piano, mamma cucina e la vita è cambiata, per uno di quei cambiamenti insensibili di cui ti accorgi solo quando…

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