Scritti e racconti

  • Dei miei otto anni ricordo poche cose. Il gol di Batistuta a Wembley sentito alla radio, con il Guetta che gridò per dieci minuti buoni. Un rigore sbagliato da Chiesa in non ricordo quale partita, che gli valse un disegno irridente attaccato sulla porta della classe e subito fatto rimuovere dalla maestra. La bomba carta

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  • Le nevicate a Firenze hanno di solito il sapore dell’evento epocale. La città si ferma, attende, si compiace della sua bellezza silenziosa nelle mattine di Febbraio in cui tutto rimane immobile. Le nevicate, del resto, sono così rare qui che ognuno le associa a qualche ricordo, le rende momenti da conservare nella memoria quasi marcassero

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  • Questi ultimi anni dell’era postmoderna mi sono sembrati un po’ come quando sei alle superiori e i tuoi genitori partono e tu organizzi una festa. Chiami tutti i tuoi amici e metti su questo selvaggio, disgustoso, favoloso party, e per un po’ va benissimo, è sfrenato e liberatorio, l’autorità parentale se ne è andata, è

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  • Le notti di Firenze

    Le notti permettono ancora di amare Firenze. Priva del caos che ne popola le giornate di città troppo piccola per i suoi sogni di grandezza, essa si lascia attraversare da chi voglia semplicemente andare, affidarsi alle sensazioni confuse della sera abbandonando la razionalità sterile del giorno. Ho conosciuto molte notti in questi mesi, notti da

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  • Ti ho visto, Walt Whitman, senza figli, vecchio mangione solitario, a frugare fra le carni nel frigorifero e occhieggiare i garzoni del droghiere./Ti ho udito fare domande a ciascuno: Chi ha ucciso le cotolette di porco? Quanto costano le banane? Sei tu il mio Angelo? (A.Ginsberg, “Un supermarket in California”) A diciannove anni, la libertà

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  • I brandelli d’inverno mi riportano al passato. Metto su Charlie Parker e guardo le vecchie foto. Avevo quindici anni – cazzo, quindici anni – le promesse delle estati in cui non c’era niente da fare e ci si perdeva tra Dostoevskij e gli occhi di donne troppo spesso sognate, quindici anni ad attendere la notte

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  • Settembre 2015 Come dice il poeta, sous la pluit fine l’automne est là. E con l’autunno tornano a spegnersi i sogni gloriosi dell’estate, a infrangersi di fronte alla scoperta dolorosa della loro vanità. C’è stato un tempo in cui ci dicevano che l’estate sarebbe durata in eterno, anno dopo anno, ci spingevano a immaginare il futuro

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  • Novembre 2015 La tomba di Gardel si trova nel Cementerio de la Chacarita, a Buenos Aires, che per molti versi è un po’ il Père Lachaise del tango. Qui sono sepolti, tra gli altri, Enrique Discépolo, tra i più grandi autori di tanghi, “El Polaco” Roberto Goyeneche e il bandoneonista Anibal Troilo, nella cui orchestra

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  • Estate 2017 La mia camera, avvolta dal caldo fiorentino e perfusa da quell’ansia sottile e leggera che solo la sessione d’esami sa dare, decide di risputare fuori una poesia di Ginsberg che avevo stampato un po’ di tempo fa e che avevo lasciato a morire tra un libro di biochimica in attesa di essere venduto

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  • Dicembre 2016 Una conversazione con un amico sull’hard rock mi ha riportato alla mente Tangerine dei Led Zeppelin, un’altra delle canzoni dei miei quattordici anni. A quei tempi, d’estate si andava a suonare in montagna e le notti passavano ascoltando dischi, bevendo e parlando in un modo che diventava sempre più profondo con il passare delle

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