• A F., ringraziandola per le sere d’ottobre

    La donna che scrive non parla d’amore
    – la sua voce, persa tra le passanti distratte
    nel pomeriggio dell’ennesimo ottobre
    di questa mia strana adolescenza,
    racconta dolori e terre lontane
    oltre la foresta, al di là del mare.

    La donna che scrive narra piano
    il suo mondo di fiori appassiti
    sulla terrazza della casa di suo padre
    tanto tempo fa, a Cordoba.

    Non riesco mai a rispondere alla donna che scrive
    alla sua malinconia di bambina delusa che non conosco
    che non conoscerò mai
    ai suoi occhi nascosti
    nelle pieghe di una foto ingiallita
    volata via nella nebbia di un autunno senese.

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  • Dedicata alle notti di Montepulciano, luglio 2016

    Se mai tornerò al porto di Santos
    in una sera di fine settembre, come questa
    mentre le piogge d’autunno bussano alla porta e le vele della nave piangono la morte dell’estate
    o in un mattino di gennaio colmo di silenzio
    di storie, di canzoni
    e di donne intraviste appena dietro la nebbia dell’inverno
    vorrei ritrovarti là
    con i tuoi occhi scuri che incontrarono i miei in un pomeriggio di luglio

    – sapevi già le risposte alle tue domande di bambina
    su quella salita che conduceva al molo –

    Abbiamo ballato insieme nella notte
    tu, il tuo corpo esile, i tuoi seni piccoli
    contro il mio petto.

    Non tornerò mai al porto di Santos
    ai suoi marinai ubriachi nei caffè
    alle sue prostitute che cantavano fado
    nei pomeriggi d’inverno.

    Eppure, nelle notti di stelle lontane
    con nuovi dolori da cullare
    al suono di città sconosciute
    di nuovo ricorderò il tuo volto
    così bello nella sera di Santos

    E ancora
    forse
    sarò felice.

  • Andiamo.

    Le figlie della neve raccolgono
    le stelle del mattino
    laggiù, dove il velo di sonno dei tuoi occhi scuri
    non può ancora giungere.

    Andiamo.

    I frammenti di silenzio
    cadono dalle tue labbra
    e si cristallizzano nell’alba nebbiosa.

    E’ quasi un anno che siamo partiti
    che abbiamo smesso di sfiorire
    dietro le saracinesche abbassate
    delle nostre prigioni metropolitane.

    E’ quasi un anno e ancora
    non riesco a decifrare la direzione
    nel tuo canto, alla sera.
    Dove stiamo andando, mia vita, mio amore?