Settembre ’90
Un giorno tu mi dicesti: “Sai, la mia massima aspirazione sarebbe quella di essere immortale!”.
Alcuni su questa terra ci hanno provato a loro modo, amo Picasso; e penso che anch’egli possa rientrare fra quei pochi grandi destinati a rimanere immortali, per ciò che fecero e dissero:
“Il pittore subisce stati di pienezza e di restituzione. E’ questo il segreto dell’arte. Vado a passeggiare nella foresta di Fontainebleau, faccio indigestione di verde. Devo pur liberarmi da questa sensazione in un quadro. Il verde è il colore in esso dominante. Il pittore dipinge per un bisogno di liberarsi da sensazioni e visioni. Gli altri se ne impadroniscono per coprire un po’ della loro nudità, prendono ciò che possono e come possono.”
Silvia
Trovo queste righe nel primo pomeriggio pratese. Il cielo minaccia pioggia, come spesso accade in questo novembre toscano, ma ormai credo di avere fatto l’abitudine all’autunno. Ho superato quella fase adolescenziale dell’anno in cui non si accetta di essere passati dall’infanzia dell’estate all’età adulta invernale e mi crogiolo nel tepore di questi giorni di gelo in cui la mente, libera dalle eccessive speranze della bella stagione, riesce a guardare con incanto alla realtà e fermare quei brevi momenti di infinito che si celano nella foschia del mattino. Ora ritrovo la gioia sottile del fermarsi a guardare, rallentando il ciclo di questa vita che, come dice il poeta, passa accanto e con la mano ti saluta e fa bye bye. La gioia di ascoltare, dopo la logorrea edonistica estiva. La gioia di raccontare. Di cantare. Di scrivere.