A Chiara, per i suoi ventun anni
Il venditore di vento aveva cinque anni
gli occhi perduti in centinaia di storie raccontate alla tenerezza delle sue prime sere
si addormentò sulla spiaggia delle sue poesie folli
dedicate all’ultimo frammento delle notti d’infanzia
quando ancora la realtà era un gioco
da inventare ridendo nei pomeriggi d’ottobre.
Sulla spiaggia dei suoi amori sconosciuti
ascoltando il rumore di mari lontani
dove un giorno i sognatori di navi gli avrebbero insegnato la vita
il venditore di vento chiuse i suoi occhi di bambino
e incontrò la donna che saresti stata
musicista di vaudeville dagli occhi tristi
nelle stanze fredde di un teatro di periferia
o, in una sera d’autunno,
violinista perduta sui palchi delle grandi città
splendente del fascino antico del rock.
Ti vide uscire dalle tenebre degli anni perduti
passati a nascondere un dolore nei giorni d’inverno
e brillare della gioia ingenua
della tua giovinezza acerba
delle tue labbra che mi chiedevano un senso
che non sapevo dare.
Sulle soglie del sonno
il venditore di vento confuse la fantasia
con una verità ancora incastrata nei brandelli dell’alba
aprì le porte del sogno e ti trovò là
pronta
per iniziare il cammino.
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