Ballata della viandante e della prima neve

Le ultime sere di febbraio
portavano con sé il silenzio della prima neve
le malinconie di uno Schubert assonnato nei bar di San Frediano
a chiedersi il suo ruolo nella Storia
l’utilità di scrivere dopo la fine dei tempi.

Camminavamo insieme
sull’orlo dell’ennesima sala illuminata
sull’orlo dei nostri non detti
dei desideri sospesi nello sviluppo immobile dell’ “Incompiuta”.
Quella notte – ti ricordi?
l’uomo nella grande casa sognò i suoi morti
in un pomeriggio d’Agosto troppo lungo
mentre una voce lontana cantava le storie di ieri

E avevo già ventisei anni e già li abbandonavo
su una vecchia Citroën nelle notti fiorentine
ascoltando i Doors al ricordo dell’ultimo amore della sera
dei tuoi occhi azzurri, delle tue frasi spezzate
E non possedevo niente, né i tuoi silenzi
né le tue storie né i miei morti
che mi raccontavano l’infanzia nelle notti
in cui mi smarrivo nei sogni passati.

Forse
mi apparteneva soltanto la neve
che mi aveva abbracciato diciottenne
in un giorno di Dicembre
– allora, sai, la vita era un gioco
dicevo alla tua voce di bambina nel mio cappotto da uomo
mentre nel pomeriggio nelle vie del centro
abbandonavo i padri che avevo desiderato avere
le loro parole inutili
la loro vuota maturità.

E guardandoti in questa sera di Febbraio
viandante sbadata sotto la luce dei lampioni
non provo più nostalgia per l’ultimo autunno
e non m’importa se ogni volta
devo imparare a dimenticarti.

3 risposte a “Ballata della viandante e della prima neve”

  1. Complimenti per le tue poesie: ho deciso di seguirti. 🙂

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    1. Ti ringrazio 🙂 Mi fa molto piacere che quanto scrivo ti abbia colpito 🙂

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