Rimaniamo qui
sul ponte della nave, sotto il vento della sera
di questa estate senescente
in cui i nostri desideri sembrano emergere
dall’indistinta caligine dei sogni.
Rimaniamo qui.
Un altro respiro e poi il tempo svanirà nella notte
rimarrà immobile ad ascoltare le storie inquiete dei tuoi capelli scuri
ad avvolgerci nel vestito di silenzio dei tuoi occhi azzurri.
Un altro respiro e poi guardami, guardami ancora.
Guardami come mi scrutavi al risveglio
in quel mattino di Ottobre
in cui le immagini velate dell’ultimo sonno
sostarono curiose sulla terrazza rivolta a Sud
per carezzare i nostri volti nella sorpresa dell’alba
prima di fuggire lontano verso il golfo all’orizzonte.
Mi osservasti
come si scrutano le isole al largo dall’ultimo traghetto
come si guardano le vite in trasparenza
oltre le tende delle finestre illuminate.
Mi osservasti per inventarmi, per immaginarmi
per amare la strana concretezza delle mie mani
abbandonate al segreto della tua realtà.
Guardami come allora, nella luce fioca del mio canto per la tua schiena assorta
in questo presente di letti disfatti nella notte estenuata
– io inseguirò il bagliore che nascondi ai viaggiatori distratti
l’angolo della tua bellezza in cui, in un pomeriggio di dicembre
nelle pieghe del tuo essere riconoscerò i sussurri
che mi donasti il giorno in cui tornarono le piogge
perché non mi spaventassero le minacce del vento.
Non temere l’arrivo,
il porto che ci inghiottirà con la malinconia degli addii
– i giorni evaporeranno, i minuti si smarriranno in questa risacca dell’universo
e ci abbandoneranno qui, alla deriva, in un vuoto di senso
a raccontare il mare nascosto nell’oscurità.
Non avere paura.
Ti narrerò di tempi lontani
in cui dell’esistenza non rimanevano
che vetri infranti da rimpiangere nel rumore delle onde
alla finestra della mia adolescenza, in una casa sul mare.
Allora, l’increspatura delle labbra di una passante mi sembrava un sorriso
e la felicità era l’ombra di un sogno smarrito
perduto nei passi sfuggenti di un’altra illusione.
Ti narrerò delle sere delle tue partenze
quando svanivi nel buio lasciandomi in pegno
il tuo melograno di ricordi, di parole rimandate
di immagini riposte vicino al tavolo del soggiorno
per essere custodite per il mistero del tuo ritorno.
Attraverseremo i confini di questa notte polverosa
intravista oltre i finestrini appannati delle nostre indecisioni
del sonno di cui rivestiamo le prime storie del mattino
del nostro ondeggiare frenetico di bambini
ai bordi dell’oceano dei nostri sentimenti
fino all’inevitabile istinto del tuffo.
Ci immergeremo nel turchese di questo mare, in un altro maggio
e laveremo via l’oscurità dai nostri corpi autunnali.
Racconteremo il nostro amore alle nubi del meriggio
e rimarremo qui, nell’abito chiaro dei nostri vent’anni
a cullare la malinconia del nostro desiderio di partenza
in una fuga al tramonto al di là della scogliera.
E infine
fissando gli occhi nei nostri occhi di viandanti
che immaginano il porto nell’infanzia della sera
conteremo gli eterni chicchi di riso dei giorni
in cui ci abbandoneremo al respiro delle correnti
e in cui potremo inventare
il gioco luminoso della nostra libertà.
Lascia un commento