Appunti di viaggio – Le storie riconnettono con il mondo

Il dolore riconnette con il mondo

da Thésée, sa vie nouvelle di Guy Cassiers et Valérie Dréville, tratto dal romanzo omonimo di Camille de Toledo e messo in scena all’80° Festival di Avignone

Avignone, 17 luglio 2026

Il Rodano ad Avignone

È lunga la strada per Vedène, in questo mattino di sole in mezzo alla campagna. L’autobus mi ha lasciato a Le Pontet, poco fuori Avignone, e per arrivare a Vedène passo accanto a case basse e capannoni, a campi e canaletti. È lunga la strada per Vedène e mi porta verso un sogno coltivato da quando, a ventidue anni, decisi di ricominciare a studiare il francese e su France Culture ascoltavo le registrazioni degli spettacoli del Festival di Avignone. Ora vado lì, in un teatro sperduto nella campagna avignonese per tenere fede ai desideri di allora e il lungo cammino da fare sembra quasi simbolico del tempo passato tra l’idea e la sua messa in atto. Vedène, poi, è un paese che ha il fascino di certi luoghi smarriti nella geografia di un territorio, di quei luoghi la cui bellezza raramente viene toccata dal passaggio dei turisti. Per strada non c’è nessuno, eppure sono belle, queste case bianche, è bella la quiete mediterranea che si avverte tra la torre dell’orologio e le palme all’interno dei giardini delle ville. Ricordo una sensazione simile ad Arcos de la Frontera, molti anni fa, una sensazione di calma che porta fuori dal tempo, nella pigra immobilità della mattina estiva. Mi torna in mente Montale, i suoi paesaggi liguri immobili nel meriggio e mi dico che forse questo è quello che sto sentendo, quel momento in cui l’estate riempie luoghi deserti come un quadro di De Chirico e li rende estranei rispetto al fluire dei giorni, al fluire delle esistenze individuali, al passato e al futuro.

Vedène

Intorno al teatro, la situazione è meno quieta e più frenetica. Tutto vive di un’organizzazione febbrile, chi ha il biglietto per un posto a sedere con numero pari va di qua, i dispari di là, chi non ha bisogno dei sottotitoli va in alto, perché da lì non si leggono, chi invece non sa il francese va in basso, perché così può fruire della striscia sottile su cui viene proiettata la traduzione del monologo. Lo spettacolo parla di lutto e di storie. Lo trovo stranamente aderente rispetto ai miei interessi, come se l’avessi scelto con un criterio diverso dalla disperazione di un mercoledì mattina in cui vedevo esaurirsi tutti i biglietti disponibili e Thésée, sa vie Nouvelle era la rappresentazione che dava maggiori possibilità di prenotazione, forse perché messa in scena fuori città. Parla di un suicidio e della necessità di spiegarlo. Parla di una ricerca nelle storie e nei ricordi familiari per arrivare alle possibili ragioni di quel gesto. Parla del dolore, che “riconnette con il mondo” e che penetra nel cuore, nei muscoli, non solo nel pensiero. Il racconto crea una geografia del lutto partendo dalle origini: una famiglia ebrea che dalla Turchia raggiunge la Francia nella prima metà del Novecento. Al dolore per il bambino che sogna di diventare re di Francia (“il primo re ebreo di Francia”) e muore nel 1937 si mescola quello per lo zio di lui, Nessim, caduto in guerra. Alla perdita del futuro di Esther, che aveva sognato di poter studiare e si vede costretta alla cura della famiglia negli anni Settanta, si unisce il rimpianto di Thésée per non aver potuto leggere al fratello delle pagine che forse l’avrebbero aiutato a vivere. Dopo le oscillazioni iniziali, in cui fatico a seguire la molteplicità di piani e di tempi, mi sento trascinare da quello che osservo e alla fine sono molte le riflessioni, molti i pensieri, molti i pezzi su cui meditare e da rimettere insieme.

Locandine del Festival nelle vie di Avignone

Avignone, in cui vado nel pomeriggio, mi accoglie con un’atmosfera festosa. Ovunque ci sono manifesti che promuovono gli spettacoli in calendario, a ogni angolo della strada c’è qualcuno che canta, recita o che fa pubblicità a un evento in programma. Accanto alle locandine del Festival ci sono gli appuntamenti del Festival Off e tutta la città sembra muoversi tra l’attesa degli spettacoli e i luoghi in cui vengono messi in scena. A sera, quando rimango incolonnato in coda sull’autostrada con l’autobus guardando sullo sfondo la montagna di Sainte-Victoire cara a Cézanne, rimangono negli occhi i colori di un luogo che, per un mese all’anno, si dedica al teatro e vive in funzione delle storie che racconta. In fondo, un tempo era questo, il teatro. Un momento di festa collettiva davanti all’altare di un Dio. Ad Avignone, nelle strade che sembrano respirare le opere che vengono rappresentate nei vari luoghi della città, forse vive ancora quel rito antico. Il rito di una città che si ferma per rendere omaggio al teatro e alle storie che, venendo raccontate, riconnettono con il mondo e permettono di dargli senso.

Altra strada, altre locandine

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