Poesie
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Stasera finisce tuttoo forseuna piccola parteho giocato con l’anima come se non avesse importanzae mi sono creduto capitanodella mia nave di sabbia.Sono stato qui e altrove e a volteho dimenticato su una sedia il volto usatonei convenevoli di ogni giorno, nella serietà dell’etàche lascia morire a terra le possibilità non coltelo sguardo di un musicista,
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I Fuori dalla stazione– annuncio ritardo: il treno regionale 4210 per Pescara arriverà con un ritardo stimato di quindici minuti –si scusano per il ritardonella piazza una fontana a meridiana, un orologio che lampeggiaun palloncino attraversa la stradatra i piedi dei passantidiretti verso treniche non giungeranno, non ancora.Oltre il binario– treno in transito al binario
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Terapia: Delorazepam 5 mg endovena, Clomipramina 25 mg endovena. Stato clinico: catatonica, non responsiva. Flexibilitas cerea. Colloquio impossibile. E forse fu un amore finitoforse la monotonia del tempo che spegneva il cieloforse Fukuyama sparito all’alba con i giorni a venire– perché il presente è bellissimo dicevaperché non abbiamo bisogno di futuro– ma senza futuro non
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I Il meteo delle diciotto annuncia pioggia sul litorale. Un’intervista di Telemaco al telegiornale ricorda il padre disperso anni prima. Un sostenitore di Agamennone difende le ragioni della guerra di Troia, contestata dagli universitari in piazza a Micene. Intanto si è fatta notte e la televisione suona in lontananza. Indistinta. La notte attraverso i vetriha
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Sulla battigia, ai confini del marei bagnini si danno le consegnecome in reparto alle quattordici, o prima, o doposi raccontano le storie, i matrimoni, le sfortune. Forse parlano dell’acqua, della temperatura, del meteoo forse di nulla o di poco, della serata prima, del sonno perdutoe io sono una figura sullo sfondo, in un angolo della
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A F., con gratitudine Non aspettiamo la fine del mondo, stanotteoltre la strada, dietro gli alberiil mare racconta le storie dell’infanziadella casa dalla grande terrazza dove io scrivevo, tu giocavie i volti che ci guardavano ora compaiono nel buio di una stanzanel profondo del sonnoe non sappiamo più se sono vivi o mortise il tempo
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Quando Ulisse si volseforse vide l’aratro abbandonato sulla spiaggiaTelemaco che giocava nei solchi riempiti dal mare.Guardò il suo bagaglio di tristezzale canzoni di Endrigo, Tenco in una notte di gennaio smarrita prima del silenzioi volti dei padri, dei fratelli che si infrangevano nel riflesso del sole nelle acque profondee lasciò che la nave scivolasse oltre
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L’ultima notte sognai il mare a Zambrail dolore del viaggioe sulle onde che si infrangevano sulla malinconia della serala tristezza dei nostri sguardi persi ritrovati in un altro tempo in Lucchesia.L’immobilità dei giorni ci travolse.Un inverno vienneseci aveva illuso con le fiabe di Werfel sulla neve sottile di Karlsplatzma la modernità démodé del McDonald’s all’angologià
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In questa stanza di ottobrelascio i miei libri mai finitile canzoni non scritte, i treni mai presil’illusione dei diciott’anni svaniti in un ospedale di periferialascio le poesie di Whitman, il mio T.S.Eliot troppo citatogli autori e le storie di un altro tempodi cui ora rimane solo un sorriso sbiaditonel rileggere i vecchi fogli.Nella sospensione del
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L’incompiutezza delle sere che giungono al terminemi lascia con una tristezza di parole infrantedi frasi taciute o pronunciate troppo prestodell’incauto dirsi, definirsinello specchio della notte che restituisce solola deformazione del ricordo al mattinola certezza della propria alterità. In queste sere d’estatemi sono detto poeta, scrittore, cantantemi sono detto e contraddetto, ho inventato teorie per nascondereche