Scritti e racconti
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Credo che fosse la fine di marzo. La incontrai per caso, in una di quelle sere finite troppo presto in Santo Spirito in cui l’alcol rende più sinceri e la stanchezza permette di ignorare le conseguenze che la cessione di ogni frammento della nostra storia può comportare. Mi disse di amare Dalla – “Ma so
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“Quando ho finito l’università, il momento che sono uscito nel mondo, ho avuto un momento come di mancanza di gravità che non sapevo com’ero girato. […] Non sapevo niente. […] Non c’era nessuno, fuori, che mi dava dei voti mi diceva Sei andato bene, sei andato male. Nessuno, non c’era.” P.Nori, “Siam poi gente delicata
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Mi sono spiato illudermi e fallire abortire i figli come i sogni mi sono guardato piangere in uno specchio di neve mi sono visto che ridevo mi sono visto di spalle che partivo F.De André, I. Fossati, Anime Salve I marinai infine tornarono, a inizio giugno. Quando scese dalla nave, Ulisse aveva il mio sguardo di
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Prime pagine stampate da tre-quattro anni. Hanno un bell’aspetto. Forse è l’inizio di qualcosa, forse mi stuferò di tutto fra due giorni. In ogni caso, sono contento. E visto che stamattina mi sono ricordato che è da un po’ di tempo che non metto la firma su qualcosa, chiudo con data e firma. In calce
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Aprile 2018 Irene aveva occhi verdi, quella sera dopo l’ultima prova prima del concerto. Avevamo suonato l’Incompiuta di Schubert per l’ennesima volta, celebrando l’impossibilità di vivere sotto il peso della storia, e rimettendo a posto il flauto mi invitò a prendere qualcosa con lei. Veniva da un piccolo paese vicino ad Atene, ma quella notte in
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Il testo/divertissement che segue è nato come esercitazione per il racconto di sé nel corso della preparazione dello spettacolo “Enif-Fine-Enif” della Compagnia Teatrale Universitaria “Binario di Scambio”, andato poi in scena a maggio 2017. Il paziente, G.S., di anni 26, si presenta alla nostra attenzione per recidive di bovarismo, di cui riferisce episodi acuti nel
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“Non parli mai di Firenze” mi ha detto una persona qualche tempo fa. “Scrivi di Parigi, di Atene, di luoghi che hai visto in un’infanzia lontana, quando tuo padre ti portava alla stazione a veder partire i treni, o che hai solo immaginato in una notte troppo breve per i tuoi sogni di fuga. Mai
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Ma, amici, arriviamo troppo tardi. È vero, gli Dei vivono ancora ma al di sopra delle nostre teste, in un altro mondo F.Hölderlin, Brot und Wein “Perché poeti in tempo di povertà?” si chiede Hölderlin nell’elegia Brod und Wein cercando di immaginare quale possa essere il fine della poesia in un tempo in cui l’armonia tra
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Scrivo spesso di passanti. Probabilmente sono il simbolo dei nostri sogni in questa civiltà in declino. Ci penso a sera mentre mi riparo in una libreria di via De’Cerretani dopo una conferenza alle Oblate. Il relatore, mentre i residui dei discorsi su Montale svanivano e gli studenti dei licei giunti a cercare di comprendere le
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Samb e Diop li hanno ammazzati dietro casa mia. Due colpi di pistola in una mattina d’inverno – ricordo quel giorno, tornai a casa per i preparativi del compleanno di mia sorella e mia madre mi disse che era successo qualcosa, avevano sparato in Piazza Dalmazia – “State tutti bene?” – “Chiama il babbo” –