Le parole degli altri – Appunti di viaggio

Parigi, 2 maggio 2026

La Closerie des Lilas a Montparnasse

Di fronte alla tomba di Sartre nel cimitero di Montparnasse, coperta di baci rivolti prevalentemente, per come pare di comprendere dalle scritte, a Simone de Beauvoir, sepolta con lui, mi chiedo quanto delle letture, delle parole e delle voci che mi hanno reso quello che sono sia nato nelle strade della città che mi circonda. Sono venuto a Montparnasse alla ricerca della generazione perduta, degli scrittori americani che negli anni Venti si smarrirono nelle notti di Parigi abitando in questi luoghi, incontrandosi, scontrandosi, ubriacandosi. Sono venuto alla ricerca dei luoghi letti tra le pagine di Festa mobile di Hemingway ed evocati nelle nostalgie pittoresche di Woody Allen in Midnight in Paris, di quegli scambi che si sviluppavano tra La Coupole e Le Select, sul Boulevard de Montparnasse. Forse, sono venuto principalmente alla ricerca di Scott Fitzgerald, che in un autunno lontano, quando avevo diciassette o diciotto anni, mi illuminò con le pagine di Tenera è la notte.

La Rotonde a Montparnasse

Ho sempre avuto difficoltà a leggere narrativa. Non difficoltà pratiche – mi piace leggere storie. Difficoltà nel legittimarmi la lettura, nell’ammettere a me stesso che il tempo dedicato a quel racconto fosse tempo di crescita, tempo di arricchimento. È una difficoltà che non c’era negli anni della scuola, quando i romanzi da leggere entravano in uno stretto canone per cui non c’era il rischio di sbagliare, ma che comparve sempre più a partire dalla fine del liceo, quando la scelta su cosa leggere era totalmente mia e così il rischio di sbagliare e di affrontare un testo di narrativa che alla fine non mi lasciasse niente. Per questo, forse, sono affezionato ai primi romanzi che scelsi da solo e che mi portarono a riflettere e a sviluppare il mio modo di vedere il mondo, a partire da Cent’anni di solitudine, fino ad arrivare, appunto, a Tenera è la notte. Anni dopo, di fronte al plotone di esecuzione dei libri non letti e all’amore sviluppato per i marinai di Alvaro Mutis, per i racconti di Osvaldo Soriano e per la malinconia di Jean-Claude Izzo, avrei ricordato il giorno in cui iniziai a conoscere quei personaggi smarriti in Costa Azzurra, quella storia d’amore che, appresi in seguito, nascondeva tratti della relazione tra lo stesso Scott Fitzgerald e la moglie Zelda. Avevo improvvisamente trovato qualcosa di mio al di fuori delle strade segnate dai libri consigliati dai professori e dai testi scolastici. Forse, avevo anche imparato a conoscere la mia fascinazione per l’esilio, per chi si sente fuori posto ovunque e dunque fugge nel mondo senza trovare davvero un luogo in cui trovare rifugio dalla malinconia e dalla nostalgia per un posto che non esiste. Anche Scott Fitzgerald fu esule e lo fu, per qualche tempo, proprio in queste strade, in questi café di Montparnasse e lo immagino camminare di notte in queste strade alla ricerca di un tempo e di un luogo che gli appartenessero.

Frammenti di Montparnasse

Di fronte alla tomba di Sartre, penso a un suo testo divulgativo letto a vent’anni, sul fatto che siamo liberi di dare il senso che desideriamo alla nostra vita. L’esistenza precede l’essenza, esistiamo e solo dopo ci definiamo. A quell’epoca mi sentivo intrappolato in un senso della vita che non mi apparteneva, nonostante comprendessi i passaggi che avevo fatto per costruirlo, e mi sembrava impossibile che potessi strutturare qualcosa che sentissi maggiormente mio attraverso le mie azioni, prescindendo dal caso o da cambiamenti radicali. Oggi, sento che il cerchio si è chiuso, che, nonostante mi senta fuori posto e benché mi sentirò probabilmente sempre così, almeno un po’, ho recuperato una coerenza tra i desideri e le azioni, tra la vita che ho e i miei valori e sogni. E dunque, qui a Montparnasse, ripenso a quello che sono, alle parole che mi hanno permesso di costruirmi e a come molte di esse vengano da qui.

L’interno della chiesa di Saint-Germain-des-Prés

Il pomeriggio, dopo un passaggio attraverso Saint-Germain de Près e i suoi negozi di lusso, mi porta verso la Rive Droite, verso il Louvre, verso i palazzi del potere, verso Place de la Concorde in cui fu ghigliottinato il re. Frammenti di un’altra storia, apparentemente lontanissima sia dalle vicende di maggio intorno alla Sorbona, sia dagli americani inquieti nelle notti di Montparnasse. Eppure, è tutto avvenuto qui e ogni strada rimanda ad altri tempi, ad altri volti, ad altri racconti.

Rue Bonaparte a Saint-Germain-des-Prés

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